Il NO al referendum sarebbe una sciagura per la Borsa? Tutta una bufala! Un esperto spiega perché

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di Marco Barlassina 24 Novembre 2016 | 08:36

“Il mercato sta arrivando a meno di 10 giorni di borsa dalla data del referendum pesantemente condizionato a livello di performance dall’approssimarsi degli eventi. Sia la performance annuale (con l’indice Ftse Mib che perde poco meno di un quarto del suo valore da inizio anno) che quella da inizio mese (-4% circa) rendono bene gli aspetti di criticità di questo prossimo evento. La nostra conclusione è che molto sia già nei prezzi anche nel caso (non scontato…) in cui i sondaggi dicano il vero circa l’esito del referendum”.

E’ l’opinione di Massimo Saitta, direttore investimenti di Intermonte Advisory e Gestione, espressa nell’approfondimento “Mercati & referendum costituzionale: un finale già scritto… oppure no?”, di cui pubblichiamo di seguito alcuni stralci.

 

Prendendo a riferimento i valori attuali abbiamo quindi cercato di sintetizzare le possibili evoluzioni dell’indice ai diversi scenari così come una view di massima a livello settoriale a seconda di quale sarà il risultato delle urne.
Incertezza è stata la parola chiave che ha dominato in queste ultime settimane di borsa e comunque vadano le cose finalmente si ridurrà. Ecco perché pensiamo che anche in caso di vittoria del NO, se verrà trovata una soluzione politica per il dopo voto sufficientemente solida la reazione emotiva al ribasso avrà vita breve. Ugualmente un’inattesa vittoria del SI andrebbe a ridurre nell’immediato il rischio paese attualmente incorporato nelle valutazioni degli assets finanziari domestici ma non risolverebbe da sola i problemi della nostra economia in generale e delle nostre banche nello specifico.

Fonte: Intermonte Advisory e Gestione

Fnte: Intermonte Advisory e Gestione

Cosa succede se vince il sì e cosa succede se vince il no sul mercato azionario: possibili evoluzioni

  • Se vince il NO

L’evidenza del Belgio prima e della Spagna poi che hanno vissuto lunghi periodi (addirittura per 530 giorni nel primo caso) senza avere un nuovo governo dopo crisi politiche ed elezioni con i vecchi esecutivi ad occuparsi della gestione corrente è che l’instabilità politica non rappresenta di per sé una condizione drammatica per i mercati azionari.

Se il governo in carica fosse sufficientemente solido per gestire anche pochi punti di governo, difficilmente il trend di base dei mercati verrà significativamente alterato. La presenza della BCE dovrebbe consentire allo spread BTP/Bund di non allargare più di tanto rispetto al massimo in area 210 punti basi toccati negli scorsi giorni. Nello specifico della situazione italiana, pesa decisamente di più l’evoluzione della ricapitalizzazione del sistema bancario a fronte delle richieste del regolatore europeo di una maggiore copertura di sofferenze ed incagli.

L’eventuale prevalere del no renderebbe ancora più complicata la già problematica ricapitalizzazione di MPS e di Unicredit con un effetto contagio anche sugli altri istituti di credito stante la debolezza strutturale sotto questo profilo del comparto bancario italiano salvo poche eccezioni. Molto dipende da come i mercati arriveranno all’evento considerando che, nel momento in cui pubblichiamo queste note sia l’indice generale che quello del settore bancario stanno segnando pesanti correzioni dall’inizio del mese di novembre (FTSE Mib – 5% e indice bancario italiano –4.5%).

Partendo dai livelli attuali è probabile che ad un’apertura in sensibile calo, probabilmente seguita da qualche altra giornata di debolezza durante la fase di costituzione del nuovo governo, dovrebbe porre le basi per un recupero altrettanto marcato in un arco temporale di qualche settimana. Qualunque sia l’esito è meglio dell’incertezza che vi grava sopra prima, specie se il mercato ha già assunto un posizionamento già orientato verso questo tipo di evoluzione. Inoltre se il livello dei tassi di interesse così come lo spread BTP/Bund dovesse assestarsi al livello attuale anche altri settori che hanno recentemente sofferto come quelli legati ai tassi potrebbero risollevarsi.

  • Se vince il SI

In caso di vittoria del SI l’attuale posizionamento del mercato molto sbilanciato sulla probabilità che si verifichi il caso opposto lascerebbe spazio per un rally al rialzo che vedrebbe favoriti i settori che hanno sofferto di più quali il bancario/finanziario (per la chiusura dello spread del nostro decennale verso quello tedesco) e per la probabilità decisamente più elevata, andando a ridursi il rischio paese sul mercato, di trovare investitori disposti a comperare quote significative delle banche in procinto di fare aumenti di capitale o assets messi in vendita dalle stesse.

La chiusura dello spread BTP/Bund aiuterebbe anche i cosiddetti “interest sensitive stocks”, anche se è difficile aspettarsi un ritorno allo scenario “tassi a zero per sempre” che dominava fino a qualche tempo fa. L’euro potrebbe rafforzarsi nell’immediato periodo post voto (prima cioè che la Fed vada con ogni probabilità ad alzare i tassi a metà dicembre) favorendo il recupero delle materie prime a discapito dei titoli che beneficiano della forza del dollaro.

 

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