Unicredit sottotono nonostante stretta su cessione Pioneer Asset Management

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di Luca Spoldi 5 Dicembre 2016 | 10:58

ANCHE UNICREDIT SOFFRE – Lo stop alla riforma costituzionale e la inevitabile caduta del governo Renzi aumentano l’incertezza che grava sul comparto bancario italiano, nel mezzo di una delicata fase di ristrutturazione. Ne paga le conseguenze anche Unicredit, che pure annunciando la scelta di Amundi come pretendente con cui continuare in esclusiva le trattazioni per la cessione di Pioneer Asset Management sembrava in grado di contenere eccessive ripercussioni negative.

LE REAZIONI DEI TITOLI – Ciò nonostante a metà mattinata il titolo cala del 3,84%, oscillando appena sopra i 2 euro per azione con oltre 101 milioni di pezzi già passati di mano. Meglio va agli altri potenziali pretendenti, che ora escono di scena, con Poste Italiane che sfiora l’1% di rialzo a 5,905 euro con oltre 2,3 milioni di azioni scambiate, mentre Anima cede poco più di un punto a 4,594 euro per azione, con poco meno di mezzo milione di pezzi passati di mano.

MEGLIO I SOLDI DEL PATRIOTTISMO – Le valutazioni di Pioneer Asset Management da settimane oscillano, secondo indiscrezioni, tra i 3 e i 3,5 miliardi di euro; a far propendere per il gruppo francese, che consolida così la sua leadership europea, potrebbero essere state considerazioni di natura commerciale, che sembrano aver prevalso sulla “delicatezza” relativa alla gestione di alcuni miliardi di titoli di stato italiani in portafoglio.

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