I migliori e peggiori performer di novembre e da inizio anno

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di Redazione 6 Dicembre 2016 | 11:15

Novembre sarà ricordato dagli investitori come un dei mesi più importanti degli ultimi tempi, scrive Tyler Durden su Zero Hedge.

Come spiega Jim Reid di Deutsche Bank, le elezioni negli Stati Uniti di sole tre settimane fa hanno prodotto un enorme divario tra le varie asset class e tra mercati sviluppati ed emergenti.

La divergenza è particolarmente evidente nei mercati azionari. L’S&P 500 ha segnato un +4%, registrando il miglior mese da marzo. Bene anche lo Shanghai Composite (+ 3%) e il Micex di Mosca (+ 4%). In luce il settore bancario, con un rally dell’indice S&P 500 Financials del 14% sulla scia delle attese di un allentamento della regolamentazione bancaria negli Usa.

In Europa, la performance dei mercati azionari è stata più debole. Lo Stoxx 600, in particolare, ha perso il 3% a novembre in dollari, mentre le banche europee sono risultate invariate.

Reid evidenzia soprattutto la debolezza delle aree periferiche, prime fra tutte l’Italia con il FtseMib a -4%, Spagna e Portogallo entrambe in flessione dell’8%.

In difficoltà anche i mercati emergenti: l’indice MSCI EM ha lasciato sul campo il 5% e il paniere brasiliano Bovespa, caratterizzato da volatilità per tutto l’anno, ha ceduto il 10% guadagnandosi il titolo di peggiore performer tra tutte le classi di attività.

Tra le materie prime, il petrolio è risultato poco mosso prima della riunione dell’Opec. Successivamente, la notizia dell’esito positivo del vertice ha prodotto un balzo dei prezzi di quasi il 10% nell’ultimo giorno del mese, contribuendo a spingere WTI (+6%) e Brent (+5%) rispettivamente al secondo e terzo posto tra le commodity a novembre.

La performance delle altre materie prime è stata contrastante il mese scorso con oro (-8%) e argento (-8%) in negativo e rame a +19%, sostenuto dalle attese di un incremento della spesa nelle infrastrutture sotto la presidenza di Donald Trump.

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