Perché i mercati non sono crollati nel dopo referendum. E cosa potrebbe accadere ora

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di Marco Barlassina 6 Dicembre 2016 | 07:58

Ieri sera il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, ha congelato le dimissioni del premier Matteo Renzi fino all’approvazione della legge di Bilancio. Il percorso verso il via libera alla legge dovrebbe concludersi nel giro di pochi giorni, ma a tenere banco sono le domande su quale sarà lo scenario una volta che le dimissioni saranno efficaci e sull’eventualità o meno che proprio questo scenario abbia consentito ai mercati finanziari di non essere puniti, come atteso, per effetto del risultato della consultazione referendaria italiana.

Goldman Sachs ha provato a fornire una risposta in maniera schematica rivedendo il proprio scenario di probabilità: ora le elezioni anticipate sono accreditate di un 25% di probabilità e la formazione di un governo di coalizione è data al 60%.

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Una buona sintesi di quanto avvenuto e di ciò che potrebbe concretizzarsi nelle prossime settimane è quella proposta da Alessandro Allegri, amministratore delegato di Ambrosetti Asset Management Sim.

I mercati sembrerebbero rassicurati di aver allontanato un rischio crisi che poteva essere pesanteSicuramente un esecutivo temporaneo, che abbia lo scopo di chiudere alcune riforme importanti e consegnare il Paese a un campo elettorale meno nervoso di quello attuale, possibilmente non prima della fine del prossimo anno, sarebbe la soluzione migliore agli occhi degli investitori. 

Una priorità del nuovo esecutivo dovrà essere la questione bancaria che deve essere risolta a breve. La maggior concentrazione di rischio nelle prossime sedute continuerà senz’altro sulle tematiche degli istituti di credito: se pensiamo al caso-limite del Monte dei Paschi, ora viene a mancare un appoggio del governo che rappresentava una opzione percorribile, per quanto di efficacia da verificare.

Sicuramente a prezzi così stracciati il settore delle banche potrebbe diventare una opportunità di investimento in ottica di medio-lungo periodo ma, come in tutti questi casi, significa accollarsi rischi molto alti nel breve termine, non idonei alla totalità degli investitori.

Sul fronte obbligazionario non si osservano situazioni di stress. Lo spread rimane in area 170, valore raggiunto in seguito alle elezioni americane di novembre, appena 10 punti base in più rispetto alla chiusura di venerdì. Su questo fronte gli investitori sembrano continuare a fare affidamento sulla politica accomodamente della BCEche in questo contesto molto probabilmente si protrarrà oltre marzo 2017, e sul “whatever it takes” pronunciato da Mario Draghi in una situazione di mercato molto più instabile di quella attuale.

 

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