Generali crescerà di taglia?

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di Nathan Sharman 26 Gennaio 2017 | 17:22

TRIESTE SFOGLIA LA MARGHERITA – E se per sfuggire ad un’offerta targata Intesa Sanpaolo, Philippe Donnet (Ceo di Generali) e Alberto Nagel (numero uno di Mediobanca che col 13,46% è il primo socio di Trieste) provassero a loro volta a fondersi con un’altra compagnia in Europa? L’offerta è ampia, ma se Donnet e Nagel mirassero a selezionare un partner sufficientemente “robusto” da scoraggiare ogni mira della banca di Carlo Messina (che in borsa vale circa 38,5 miliardi di euro contro i 24,3 di Generali), ma nel cui capitale post-fusione Trieste mantenesse la maggioranza la scelta potrebbe ridursi a Legal & General (18,3 miliardi di euro di capitalizzazione) o Aviva 23,2 miliardi.

PRUDENTIAL O ZURICH SEMBRANO IL PARTNER IDEALE – Se invce i soci “storici” di Trieste, compresi Del Vecchio, Caltagirone e De Agostini, accettassero un’operazione simile a quelle che porterà Luxottica nelle braccia di Essilor garantendo allo stesso Leonardo Del Vecchio una quota di controllo anche se non di maggioranza, la scelta potrebbe orientarsi verso Prudential (40 miliardi di euro) o Zurich (40,7 miliardi). A capo di quest’ultima siede Mario Greco, ex numero uno di Trieste, e in molti ricordano come avesse saputo stringere eccellenti rapporti con gli azionisti. In più il gruppo svizzero appare fortemente complementare a quello italiano sia in termini di business (il 50% dei premi è legato al ramo Danni, il 38% al ramo Vita) sia di distribuzione geografica (gli Stati uniti pesano il 23,6% dei premi raccolti, Germania e Gran Bretagna poco meno del 9%).

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