Mercato obbligazionario cinese sempre più aperto

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di Federico Morgantini 28 Febbraio 2017 | 15:10

Il Renminbi cinese è ancora una moneta marginale nel panorama mondiale del Forex, benché recentemente sia stata inclusa nel basket di valute da riserva del Fondo Monetario Internazionale (FMI).

Da un lato la Cina si opera molto per una internazionalizzazione della sua valuta, dall’altro continua a controllare con estrema attenzione l’ingresso e l’uscita di capitali dal Paese grazie alla SAFE: State Administration of Foreign Exchange.

In tale quadro, per esempio, a investitori stranieri non è possibile scambiare le azioni ordinarie di aziende quotate a Shanghai e Shenzhen, ma soltanto le B-share quotate in valuta straniera e molto poco liquide.

Per la Cina aprirsi in modo repentino potrebbe portare a destabilizzazioni forti, così recentemente si sono attivati dei processi di semi liberalizzazione basati su particolari accordi fra la Borsa di Hong Kong e le due Borse cinesi che permettono un certo mercato.

Nella stessa direzione è la notizia dello scorso lunedì dell’apertura a investitori stranieri istituzionali (anche diversi dalle banche centrali) all’investimento in prodotti derivati cinesi basati su valute straniere.

Gli investitori sono autorizzati a trattare forwards, forex swap e opzioni OTC con le banche, secondo una circolare proprio della SAFE.

“L’accesso è stato concesso alla luce della sempre maggiore presenza di investitori istituzionali esteri che alla fine del 2016 possedevano obbligazioni per un valore complessivo di 870 miliardi di Yuan (126,6 miliardi di dollari), in crescita di 83,4 miliardi di Yuan [circa il 10%, ndr] dal 2015” ha dichiarato la SAFE.

Continuando poi: “La Cina amplierà l’apertura del suo mercato dei cambi con la creazione di nuovi strumenti di trading e permettendo una sempre più ampia partecipazione”.

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