Paesi Bassi al voto, a rischio i Btp italiani. Dove trovare investimenti sicuri

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di Redazione 14 Marzo 2017 | 09:15

Nel 2017 l’Europa dovrà affrontare numerosi rischi politici, legati alle tornate elettorali che interesseranno alcuni paesi chiave dell’Eurozona. Tra di essi, i Paesi Bassi rappresentano in ordine temporale il primo banco di prova. Con tutta probabilità, le divisioni che caratterizzano le forze in campo porteranno alla formazione di un’ampia coalizione ed è probabile che il PVV (il partito olandese di estrema destra guidato da Geert Wilders e a favore dell’uscita dalla UE) risulterà il più grande partito di opposizione, senza per questo rappresentare (quanto meno in apparenza) nessun rischio macro-economico e sistemico per l’Unione Europea. Alla luce di questo scenario perché gli investitori dovrebbero prestare attenzione alle imminenti elezioni olandesi del 15 marzo 2017?

In primo luogo, spiega Viktor Nossek, Direttore della Ricerca, WisdomTree in Europe, ciò che conta è il segnale di fiducia che una vittoria elettorale del PVV invierà all’estrema destra e ai movimenti euroscettici dell’UE. Il probabile risultato positivo del partito di Wilders arriverà proprio al momento giusto per incoraggiare e imprimere slancio al Front National, ad appena cinque settimane dalle elezioni in Francia. Una vittoria del Front National potrebbe, a sua volta, rilanciare l’AFD in Germania e il Movimento Cinque Stelle in Italia.

“I Paesi Bassi sono emersi relativamente indenni dalla crisi finanziaria, grazie a severe misure di austerità e alle riforme strutturali. Allo stesso tempo, il Paese ha contribuito con una cifra pari a 23,3 miliardi di euro ai fondi di salvataggio e agli aiuti di Stato per Irlanda, Portogallo, Grecia e Spagna. I Paesi Bassi, inoltre, sono da tempo un contribuente netto al bilancio UE. Nel perseguimento di un’agenda populista, la critica alla solidarietà finanziaria offerta a membri UE apparentemente intransigenti sta diventando un potente argomento utilizzato allo scopo di attrarre voti”.

“Per il 2017”, continua Nossek, “questa eventualità può sembrare remota, soprattutto se i movimenti di estrema destra non riusciranno a ottenere un consenso sufficiente. Gli investitori più esperti sono inoltre in grado di apprezzare i pesi e contrappesi insiti nei processi elettorali in Olanda, Francia, Germania e Italia. Ma sarebbe sbagliato pensare che i movimenti populisti e dell’estrema destra abbiano dimensioni troppo limitate per avviare il cambiamento. Sempre più, i principali partiti stanno adattando e ricalibrando il loro messaggio, e l’agenda politica, per incorporare visioni nazionaliste ed anti-europee”.

“La posta in gioco è la solidarietà finanziaria in Europa che, pur essendo stata offuscata dalle questioni relative all’immigrazione nel 2017, potrebbe diventare un tema centrale nel 2018, e oltre, per gli Stati membri più forti della UE. A rischio sarà anche il Patto di stabilità e crescita (PSC), che sta limitando la capacità di ripresa economica dei membri più deboli della UE Questo atteggiamento politico polarizzato sta esacerbando le divergenze in materia di crescita economica e, auto-alimentandosi, dà luogo a un circolo vizioso. I bond governativi della zona Euro con affidabilità creditizia in deterioramento, emessi nello specifico da Italia, Portogallo e Grecia, rimangono a rischio. Anche le obbligazioni governative francesi paiono vulnerabili ad attacchi speculativi a breve termine. Crediamo che, quando compariranno ulteriori pressioni sull’euro, gli unici rifugi sicuri saranno rappresentati dai Bund tedeschi e, potenzialmente, dall’oro”, conclude l’esperto.

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