Msci: 222 titoli cinesi negli indici emergenti. Cosa vuol dire per gli investitori

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di Redazione 21 Giugno 2017 | 11:15

A partire da giugno del 2018 222 azioni cinesi di categoria A debutteranno nell’Emerging Market index nel quale sono investiti asset per 1.600 miliardi di dollari. Secondo quanto racconta Marketwatch le 222 azioni cinesi rappresentano circa lo 0,7% dell’indice MSCI EM e sono scambiate nella Cina continentale, a Shanghai e Shenzhen. In linea con questa decisione, il fornitore di indici lancerà oggi l’MSCI China A International Large Cap provvisorio.

“La scelta trova ampio sostegno da parte di investitori istituzionali internazionali che Msci ha consultato, soprattutto a seguito dell’impatto positivo sull’accessibilità del mercato delle azioni A cinesi e del programma Stock Connect. A questo si aggiunga la semplificazione e facilitazione da parte delle autorità di Borsa locali nei requisiti di pre-approvazione verso i veicoli di investimento legati agli indici internazionali”, ha riportato Msci nella sua nota ufficiale.

L’indice Msci Emerging Market escludeva infatti i titoli quotati sulle borse di Shenzhen e Shanghai, che rappresentano il 22% del volume del fatturato delle società di borsa nel 2016 o il 50% della capitalizzazione di mercato cinese. Secondo Goldman Sachs, la mossa, ampiamente anticipata da un anno (nel giugno del 2016 la decisione era stata rinviata di 12 mesi), potrebbe innescare afflussi di capitali verso la Cina di 210 miliardi di dollari nei prossimi cinque anni. Un passo verso una maggiore liberalizzazione ai mercati azionari internazionali da parte della Cina.

La presenza dei titoli cinesi negli indici internazionali è in ogni caso ancora poca e non riflette il peso che invece la seconda potenza ha sull’economia globale. Ipotizzando un’inclusione completa delle A-shares nell’indice Msci Em, dicono alcuni analisti, la Cina rappresenterebbe il 40% dell’indice. Nel lungo termine, un tale spostamento trasformerebbe la struttura dell’asset class, azionario Em, semplicemente perché la Cina assumerebbe una posizione molto dominante. Con la possibilità per gli investitori di sfruttare tutte e potenzialità di questo Paese.

 

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