Fincantieri-Stx France: politica condiziona esito operazione

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di Luca Spoldi 15 Settembre 2017 | 11:21

RIFLETTORI PUNTATI SU FINCANTIERI E LEONARDO – Continua ad essere alta l’attenzione attorno all’evolversi della vicenda Fincantieri-Stx France che secondo più fonti potrebbe alla fine coinvolgere anche Naval Group (l’ex Decns) e Thales per parte francese e Leonardo (in particolare le attività attualmente facenti capo a Selex ES) per parte italiana, così da dare vita a un polo della cantieristica non solo civile ma anche militare. Un’operazione con una forte valenza politica sia dal lato italiano (il Tesoro è azionista di riferimento sia di Fincantieri sia di Leonardo) sia francese (Stx France viene considerata da molti analisti considerano l’equivalente francese di Alitalia e il tentativo di coinvolgere altre società è fatto per evitarne il fallimento e cercare di mantenere una parvenza di controllo in mani francesi), tanto che secondo la stampa proprio il ministro della Difesa italiano, Roberta Pinotti, sosterrebbe l’integrazione di Leonardo temendo che possa altrimenti restare esclusa da future commesse per quanto riguarda la fornitura di sistemi di difesa e radar.

PARIGI NON PUO’ CEDERE SU STX FRANCE – Il problema a monte è che Stx France è una società relativamente marginale: se si ragiona in base al fatturato e agli ordini, infatti, Stx France fattura 1,4 miliardi, Naval Group 3,2 miliardi, Fincantieri 4,4 miliardi, contro i 14,9 miliardi di Thales e i 10,3 miliardi di Selex ES. L’idea originaria di Fincantieri era di rilevare Stx France per crescere soprattutto nel settore civile (che rappresenta per la società italiana 3,1 miliardi di fatturato a fronte di un portafoglio ordini di 24 miliardi), dove Stx France fattura un miliardo e ha ordini per 6 miliardi. Ma la sproporzione di dimensioni avrebbe portato inevitabilmente il controllo in mano italiana, col rischio che un’eventuale ristrutturazione generasse esuberi difficili da gestire a livello politico locale e nazionale. Da qui è stato un rincorrersi di ipotesi che hanno allargato anche al campo militare e fatto “montare” il progetto in modo sempre più complicato, tra pesi e contrappesi.

PER LEONARDO IL MODELLO SUB-CONTRACTOR FUNZIONA – Con un piccolo particolare: finora Leonardo ha lavorato senza problema come fornitore (“sub-contractor”) di “prime contractor” come sarebbe l’eventuale aggregazione Fincantieri-Stx France ed eventualmente Naval Group. L’ultima riprova è venuta dalla maxi commessa da 5 miliardi di euro per fornire al Qatar quattro corvette, un’unità anfibia Lpd (Landing platform deck) e due pattugliatori d’altura, commessa vinta da Fincantieri in consorzio con Leonardo (che fornirà sistemi e sensori navali di ultima generazione per un valore di 700-800 milioni) e Mbda. Se ora, per evitare di rischiare di perdere occasioni di business, si scorporasse Selex ES da Leonardo per farla confluire nel nuovo maxi polo cantieristico, all’ex Finmeccanica resterebbero le briciole di un giro d’affari che già nel 2015 (12,8 miliardi di dollari) non consentiva al gruppo italiano di andare oltre all’ottavo posto nella classifica mondiale dei maggiori gruppi del comparto aeronautica e difesa.

GRANDE FINCANTIERI PORTERA’ A PICCOLA LEONARDO? – La “grande Fincantieri” (il cui titolo negli ultimi 3 e 12 mesi in borsa è salita rispettivamente del 20% e del 150% circa) significherebbe dunque una “piccola Leonardo” (negli stessi periodi ha segnato -4% e +40% circa) e per Alessandro Profumo potrebbe risultare ben difficile procedere a recuperare quegli ordini che negli ultimi tempi sono apparsi già languire un poco. A quel punto l’azionista il Tesoro potrebbe anche decidere che è meglio vendere quanto resta di un gruppo che fino a pochi mesi fa rappresentava il fiore all’occhiello dell’industria italiana, per fare cassa, puntando sulla (economicamente più rischiosa, perché maggiormente ciclica, ma politicamente forse più “sensibile”) scommessa nella cantieristica. Finirà davvero così o ci saranno altri colpi di scena, ad esempio l’integrazione dell’intera Leonardo e la nascita di un unico polo produttivo in grado di spaziare dalla cantieristica all’aeronautica, dall’elettronica allo spazio?

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