Alessandro Allegri (Ambrosetti AM Sim): come reagiranno i mercati ad un rialzo dei tassi

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di Luca Spoldi 26 Ottobre 2017 | 08:25

STATE MOLTO ATTENTI A BCE E FED – La Bce e la Federal Reserve vanno verso un lento aumento dei tassi? E nel caso, dove guarda l’obbligazionario? Gli investitori se lo chiedono nel giorno in cui la Bce torna a riunirsi e potrebbe annunciare l’avvio del “tapering” (rallentamento fino a interruzione) del suo programma di acquisto di bond sul mercato, o Quantitative Easing. Dopo che le banche centrali hanno spinto al ribasso per mesi il rischio prezzato sulle obbligazioni e con rendimenti dei titoli governativi che restano su livelli molto contenuti, “l’attenzione degli investitori dovrebbe essere molto alta, con un atteggiamento estremamente cauto in ottica prospettica, pensando in ogni caso all’impossibilità di controllo all’infinito del debito da parte delle autorità monetarie” sottolinea Alessandro Allegri, amministratore delegato di Ambrosetti Asset Management Sim.

QUALCHE PRIMO SCRICCHIOLIO – Globalmente, nota il gestore, i mercati obbligazionari “stanno iniziando a prezzare la fine delle misure di stimolo dell’economia, ma riteniamo sia ancora sottostimata la misurazione delle reazioni dei “bond people” quando i rendimenti si troveranno ad affrontare un ciclo sostenuto di rialzo”. In tal senso qualche scricchiolio in più si è già visto a settembre con le indicazioni di salita tassi sia in Usa (+20 punti base sul decennale) che in area euro (+10 punti base) “che hanno colpito soprattutto la parte governativa mentre gli investimenti “a spread” sono riusciti a tamponare le flessioni”.

BCE E FED SI MUOVONO IN PUNTA DI PIEDI – Al momento si nota ancora una certa riluttanza da parte delle banche centrali, specie Bce e Federal Reserve, nel procedere con un aumento significativo dei tassi di interesse. “Negli Stati Uniti l’incertezza che aleggia sul prossimo presidente della Federal Reserve, col mandato di Janet Yellen in scadenza nel febbraio 2018, ha di fatto rallentato i discorsi di politica monetaria”. Il Pil Usa è in costante crescita dopo la crisi globale del 2008, finanziato però da un vertiginoso aumento del debito pubblico che ha portato il rapporto debito/Pil a superare la fatidica soglia del 100%.

SI TEME L’IMPATTO DI TASSI ALTI SUL DEBITO – “In questo contesto si sta facendo largo il timore che un ulteriore aumento dei tassi possa gravare ancor più sul debito federale e su famiglie ed imprese, andando in questo modo a rallentare i consumi e la crescita economica in atto”. Sono gli stessi timori che affliggono anche l’Europa, nota Allegri, “ancor più zavorrata da un debito in costante crescita fatta eccezione per la virtuosa Germania”, vera promotrice di una politica di innalzamento dei tassi. L’Europa si trova però prima di tutto a dover discutere di un eventuale termine del Quantitative Easing, strumento nato per trasmettere un impulso all’economia, che adesso si riscopre quasi vitale e quindi di difficile accantonamento.

COME TROVARE RENDIMENTI ACCETTABILI – “In generale sul mercato obbligazionario resta quindi ancora molto basso il premio al rischio, con i tassi che si mantengono ancora in territorio negativo sotto i 2 anni nell’area euro. Per spostarsi su rendimenti “accettabili” o si va ad aumentare in modo significativo la duration dell’investimento, incrementando però il livello di rischio ed esponendosi in maniera significativa al pericolo inflazionistico, oppure si valutano emissioni governative di paesi extra euro, in particolare emergenti”. In questo caso, sottolinea l’esperto, “l’incognita più significativa, oltre ad un maggior rischio controparte, è rappresentata dalle oscillazioni possibili in termini valutari, di norma decisamente superiori rispetto al ritorno in termini di plus-cedolare”.

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