Cresce il clamore attorno ai “paradise papers”

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di Luca Spoldi 7 Novembre 2017 | 08:12

I PARADISE PAPERS TOGLIERANNO IL SONNO ALLE MULTINAZIONALI?

I “paradise papers” metteranno nei guai le grandi banche e multinazionali mondiali? Di certo la diffusione di milioni di documenti da parte di IciJ (il consorzio di giornalisti investigativi che già diede il via allo scandalo dei “panama papers”) riferiti a operazioni di finanziamento, trust, consulenza legale e fiscale da parte di Appleby per conto di alcune dei più noti nomi della business community mondiale è destinato a fare molto clamore, anche se non è detto che ottenga risultati concreti in termini di eventuali sanzioni.

LA UE PENSA A UNA BLACKLIST CONTRO I PARADISI FISCALI

Avere attività “off shore” non significa di per sé commettere alcun illecito, anche se negli ultimi tempi è cresciuta la polemica da entrambe le sponde dell’Atlantico circa gli utili che le grandi multinazionali mantengono all’estero, in paesi con una fiscalità particolarmente favorevole. Se ne discuterà stamane nell’incontro dei ministri delle Finanze Ue, che riprenderanno le discussioni (accantonate negli ultimi mesi per la difficoltà di trovare un punto d’accordo) sulla creazione di una “blacklist” comune più credibile di quella dell’Ocse, che al momento segnala solo Trinidad e Tobago come giurisdizioni “non cooperative” in tema di trasparenza fiscale. Blacklist a cui potrebbero essere associate sanzioni più o meno consistenti.

SONO CENTO I GRUPPI COINVOLTI

Ma quali sono i nomi coinvolti nei “paradise papers”? In tutto si tratta di cento multinazionali, che spaziano da Credit Suisse a Barclays, da Hsbc Holdings a Standard Chartered, da Bank of America a Goldman Sachs, da Allianz a Deutsche Bank, da Blackstone a Cvc Partners, piuttosto che Oversea Chinese Banking Corporation. Ma nei documenti già diffusi compaiono anche nomie come Glencore, Apple, Facebook, Nike, Royal Dutch Shell, Cepsa, Total E&P Dolphin Upstream, Twitter, McDonald’s, Yahoo!, Wal-Mart e Uber e ancora altri. Per ora il nuovo “scandalo” non ha avuto significativi impatti sulla quotazione dei titoli coinvolti, ma i trader suggeriscono di tenere d’occhio l’evolversi della vicenda, per le possibili ricadute in termini normativi che potrebbe generare.

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