Buone notizie dalla Cina

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di Luca Spoldi 7 Novembre 2017 | 11:57

RIFORME POSSONO ACCELERARE IN CINA

Le riforme in Cina potranno accelerare e produrre un impatto maggiore, secondo l’opinione di Chi Lo, senior economist per la Cina di Bnp Paribas Asset Management. In una nota a commento del congresso del partito comunista l’esperto sottolinea come ora il politburo “è formato da sei riformatori, rafforzando la mia convinzione dello scorso luglio che le riforme strutturali, inclusi gli sforzi per tagliare il debito, procederanno più spedite e più a fondo di quanto anticipato”.

XI JINPING MIRA AD UNA CINA DEI SOGNI

Il presidente Xi Jinping esce rafforzato dal congresso, divenendo una figura di pari importanza rispetto a Mao Zedong e Deng Xiaoping, e vede rafforzata la sua ideologia politica di un socialismo cinese con caratteristiche adatte ad una nuova era. Xi Jinping, che contrariamente alla consuetudine non ha nominato alcun successore (anche se non dovrà necessariamente mantenere la carica fino al 2022 per conservare il controllo sul paese) dovrebbe dunque aver raccolto consensi sufficienti per portare avanti un mandato di riforme strutturali che consentano di raggiungere la sua “Cina dei sogni”.

MENO CRESCITA, PIU’ QUALITA’

“Più riforme e sforzi per tagliare il debito arriveranno al costo di una minore crescita del Pil” avverte Chi Lo, che però nota come per centrare gli obiettivi indicati di Pil reale pro-capite per il 2020, il Pil dovrà crescere del 6,3% in media da oggi ad allora e ciò significa che ad ogni rischio di rallentamento della crescita sotto il 6% Pechino risponderà probabilmente con politiche più accomodanti. Dopo il 2020 gli obiettivi di crescita del Pil diverranno meno importanti, visto che la politica per la crescita “new normal” di Jinping si focalizza più sulla qualità che sulla quantità.

PECHINO SARA’ LA NUOVA GOLDILOCKS?

Anche così il progressivo spostamento delle attività industriali verso l’interno del paese per utilizzare risorse finora poco o nulla sfruttate dovrebbe garantire una crescita annua attorno al 6% per un periodo di tempo più esteso di quanto finora si prevede. La Cina potrebbe entrare in uno stato di “Goldilocks” (“riccioli d’oro”, una situazione di crescita moderata senza eccessiva inflazione, ndr) cercando di mantenere simultaneamente stabilità e progressi sulle riforme, crescita e controllo del debito. Uno scenario ideale su cui sembra gravare il solo vero rischio che non venga individuato per tempo un successore a Jinping in grado di portare avanti la sua politica, ma si tratta, per ora, di un rischio a medio-lungo termine.

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