KKR rileva le margherine di Unilever per 6,85 miliardi di euro

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di Luca Spoldi 18 Dicembre 2017 | 08:45

KKR compra le margarine di Unilever

Unilever, il gigante anglo-olandese la cui gamma di prodotti di consumo spazia da marchi come Cif a Dove, da Knorr ad Algida, da Lipton a Carte d’Or, piuttosto che Clear, Mentadent o Glysolid, ha annunciato di aver ricevuto dal gruppo di private equity KKR un’offerta vincolante per rilevare i suoi prodotti “spalmabili” per 6,85 miliardi di euro (8,05 miliardi di dollari circa), cassa e debiti esclusi.

Si ristruttura il portafoglio prodotti

Paul Polman, Ceo di Unilever, ha sottolineato come nell’aprile di quest’anno la multinazionale avesse stabilito il suo piano industriale al 2020, focalizzato sull’accelerazione della creazione di valore sostenibile. “Dopo la lunga storia all’interno di Unilever abbiamo deciso che il futuro delle attività nel settore dei prodotti spalmabili fosse fuori dal gruppo”, aggiungendo che “questo annuncio è un ulteriore passo nella ridefinizione e ristrutturazione del portafoglio per la nostra crescita a lungo termine”.

Molto interesse da parte dei fondi

Le attività cedute includono marchi di margarina Flora e Stork ed avevano sollevato l’interesse dei principali gruppi di private equity, tra cui oltre a KKR anche Clayton Dubilier & Rice, Bain Capital, Cvc Capital Partners, Apollo Global Management e il fondo sovrano di Singapore, Gic. In ottobre il Financial Times aveva anticipato come il valore della transazione fosse atteso attorno agli 8 miliardi di dollari e per questo i vari pretendenti stessero valutando di creare dei club deal per suddividere il rischio e gli oneri finanziari.

I proventi saranno restituiti agli azionsti

Nel caso di KKR, l’acquisizione sarà finanziata sia dai fondi europei sia da quelli nord americani del gruppo. L’offerta è soggetta alle approvazioni delle autorità e alla consultazione dei dipendenti in alcune giurisdizioni. Il closing della transazione è atteso a metà 2018; Unilever da parte sua ha già fatto sapere che restituirà agli azionisti la cassa netta realizzata con l’operazione, a meno che non soranno “alternative d’acquisizione in grado di creare maggior valore”. Buy-back o maxi dividendo in arrivo?

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