Illa: sbarco in borsa sottotono, ma è comunque storia a lieto fine

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di Luca Spoldi 22 Dicembre 2017 | 15:17

Debutto in rosso per Illa

Continua fino alla fine la corsa delle Pmi italiane verso Piazza Affari, col debutto odierno di Illa, società specializzata nella produzione e commercializzazione di pentolame in alluminio antiaderente, sul mercato Aim Italia. Un debutto non dei più fortunati, visto che il titolo poco prima delle 15.00 segnava un calo de, 3,81% a 2,578 euro per azione, peraltro dopo un minimo a 2,332 euro corrispondente ad un calo di quasi il 13% rispetto al collocamento, avvenuto a 2,68 euro.

Collocato il 20%, obiettivo è crescere

Sul mercato sono state collocate in tutto 1.675.000 azioni ordinarie di nuova emissione, oltre ad essere stati assegnati gratuitamente warrant (anch’essi quotati), nel rapporto di un warrant ogni 3 azioni possedute. In questo modo il flottante è pari a circa il 20% del capitale sociale. Lo sbarco sul listino milanese risponde all’obiettivo di proseguire nel percorso di crescita e di rafforzamento del marchio nel settore, attraverso la valorizzare del marchio Olivilla e delle gamme Ollia-Tech.

Proventi rafforzeranno distribuzione e pubblicità

I proventi raccolti (poco meno di 4,5 milioni al lordo dei costi dell’operazione) serviranno infatti alla società parmense guidata dall’amministratore delegato Vincenzo Orlando per creare un nuovo canale distributivo e a investire in pubblicità e merchandising. L’innovativa tecnologia brevettata di Ollia-tech, ricorda una nota, garantisce un vantaggio competitivo grazie all’esclusivo rivestimento antiaderente agli olii vegetali.

Una storia a lieto fine dopo la crisi del 2012

Oggi Illa è un’azienda sana dal punto di vista finanziario e industriale, che si prepara a chiudere l’anno con un fatturato di 37-38 milioni di euro, ed esportazioni che pesano circa il 90% del totale del giro d’affari, ma nel 2012 una grave crisi finanziaria aveva messo a rischio il futuro del gruppo. La gestione Orlando è riuscita a scongiurato il fallimento, rinegoziando il debito con le banche e salvaguardando l’occupazione. Merito, ha riferito in un’intervista lo stesso Orlando, dello spirito di squadra e di chi come la famiglia Mastagni, ma anche a Cariparma (gruppo Credit Agricole) e Banca Monte, ha creduto nel progetto, permettendogli di arrivare ai livelli attuali.

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