Cina: inizio anno amaro per le banche minori

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di Luca Spoldi 3 Gennaio 2018 | 08:45

Pechino mette le banche minori nel mirino

Inizio 2018 amaro per i titoli delle banche cinesi di minori dimensioni: come segnala anche l’agenzia Bloomberg, il titolo Bank of Tianjin ha ad esempio perso circa il 12% nelle prime due sedute dell’anno a Hong Kong (peraltro dopo aver chiuso il 2017 con un “rally natalizio”), mentre Bank of Jinzhou, Bank of Qingdao e Huishang Bank hanno tutte perso oltre il 3%.

Pugno di ferro per ridurre la leva finanziaria

Al contrario i titoli delle maggiori banche cinesi hanno segnato variazioni positive, dopo che un annuncio dato venerdì scorso ha chiarito che anche per quest’anno le autorità cinesi useranno un approccio molto duro nei confronti delle banche minori, già oggetto di iniziative legislative da parte del governo allo scopo di ridurre la leva finanziaria del sistema.

Le banche maggiori potranno aumentare la liquidità

In particolare la People’s Bank of China (la banca centrale cinese) ha annunciato di voler ulteriormente ridurre durante il nuovo anno lunare (il mese prossimo) la percentuale di riserva obbligatoria, consentendo ai principali istituti di utilizzare fino al 2% delle riserve per incrementare la liquidità per i prestiti. Ma le banche minori, che sono già ora le più carenti di liquidità essendo prive di grandi depositi, sono rimaste escluse dalla misura.

Nuovi limiti alla raccolta di fondi delle banche minori

Ulteriori misure che potrebbero pesare sull’attività delle banche minori (e dunque sulle quotazioni dei loro titoli) sono la decisione di far classificare i certificati di deposito emessi da istituti con oltre 500 miliardi di yuan (77 miliardi di dollari) di attivo come passività interbancarie a partire dal primo gennaio, certificati che non dovranno comunque superare un terzo delle passività totali dell’istituto, l’introduzione di nuovi indicatori quantitativi sulla gestione della liquidità delle banche e nuovi limiti alla possibilità per i fondi monetari di investire in certificati di deposito emessi da istituti con basso rating.

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