Mifid 2, le società di gestione tagliano i costi per la ricerca

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di Luca Spoldi 9 Gennaio 2018 | 10:11

Mifid 2, i costi caleranno

In attesa di capire se e di quanto caleranno i costi per i risparmiatori grazie alla maggiore trasparenza introdotta dalle regole della Mifid 2 entrate in vigore dal 3 gennaio scorso, e mentre in Italia già si dibatte se sia lecito attendersi un taglio dei costi, non lievi, finora addossati agli investitori per prodotti che spesso, come puntualmente dimostra l’analisi annuale di Mediobanca, non riescono a battere benchmark e prodotti a gestione passiva, all’estero si segnalano già le prime contromisure adottate dalle società di gestione per ridurre i propri costi.

Gestori tagliano budget per le ricerche

In particolare un sondaggio condotto dalla società di consulenza americana Greenwich Associates ha mostrato come in media i gestori di fondi europei abbiano ridotto del 20% il budget dedicato all’attività di ricerca e analisi finanziaria, riducendo il numero di fornitori di analisi. Come noto, del resto, Mifid 2 prevede una netta separazione tra i costi per la ricerca sugli investimenti e quelli per i servizi di broker e per l’esecuzione degli ordini.

Si riduce il numero dei fornitori

I gestori di fondi del vecchio continente sono così divenuti più selettivi e hanno ridotto il numero di fornitori di tali attività, solitamente grandi banche che vendono la propria capacità di analizzare e selezionare investimenti. Se cala il numero di fornitori mediamente utilizzato da ciascun gestore, con inevitabile incremento della concorrenza tra fornitori di analisi, non sembra invece cambiare il budget che ogni gestore dedica ai singoli fornitori, quindi sostanzialmente il costo di un’analisi.

Chi beneficerà della riduzione dei costi?

Ad essere tagliata maggiormente è stata la ricerca azionaria: i gestori dell’Europa continentale hanno ridotto tale voce di costo del 32%, quelli britannici (che in realtà sembrano avere anticipato di qualche anno le mosse dei loro colleghi europei) del 17%. Anche per gli Usa potrebbe essere solo questione di tempo prima che i budget dedicati all’acquisto di ricerche da parte di società esterne vengano ridotti: così almeno lo pensa il 54% degli intervistati di un sondaggio condotto qualche mese fa dal Cfa Institute. Se così sarà nel giro di un paio d’anni l’abitudine di pagare solo per le ricerche e analisi che realmente servono potrebbe diventare una prassi consolidata a livello mondiale: ne beneficeranno i bilanci delle società di gestione o anche le tasche degli investitori?

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