Brunello Cucinelli frena, ma per chi ha sottoscritto l’Ipo è stato un affare

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di Luca Spoldi 10 Gennaio 2018 | 17:05

Brunello Cucinelli in rosso dopo nuovo collocamento

Nonostante oggi ceda oltre il 5,5%, ridiscendendo a 27,3 euro per azione, dopo che ieri sera a mercati chiusi l’azionista di controllo Fedone (holding della famiglia proprietaria) con un bookbuilding accelerato ha collocato 4,08 milioni di azioni, pari al 6% del capitale, a 26 euro per azione (con uno sconto del 10% rispetto ai prezzi di chiusura), il titolo Brunello Cucinelli è certamente uno degli esempi migliori di quanto il “made in Italy” di qualità possa essere apprezzato dagli investitori.

Il “made in Italy” di qualità a Piazza Affari piace

Sbarcato a Piazza Affari nell’aprile del 2012 a 7,75 euro per azione dopo un collocamento che aveva visto la domanda superare di 17 volte l’offerta, il titolo Brunello Cucinelli era arrivata a 26,5 euro a inizio 2014, prima ridiscendere sui 15,5 euro nell’ottobre di quello stesso anno. Da allora e fino a tutto il 2016 il titolo in borsa non aveva brillato, muovendosi lateralmente in un trading range tra 12,65 e 19,65 euro per azione, per poi ripartire inanellando una serie di rialzi sino a toccare il record storico di 28,3 euro il 5 gennaio scorso.

Cucinelli ha fatto ulteriormente cassa in questi anni

Nel frattempo, si noti, l’imprenditore umbro ha ceduto, nel 2015, altri 3,494 milioni di azioni (ossia il 5,14% del capitale) a 18 euro per azione per complessivi 62,9 milioni circa. In tutto tra gli oltre 100 milioni incassati dall’Ipo e i quasi 170 milioni incassati coi collocamenti successivi, impiegati anche per finanziare i progetti per il territorio in cui è impegnata la Fondazione Brunello e Federica Cucinelli, Brunello Cucinelli (la cui partecipazione, pari a 34,68 milioni di azioni ossa il 51% del capitale, vale tuttora oltre 950 milioni di euro) non può che dirsi soddisfatto.

Dal debutto performance superiore al 250%

Ma soddisfatti sono anche gli azionisti che hanno creduto nel gruppo umbro, il cui fatturato è più che raddoppiato dai 279,3 milioni del 2012 ai 503,6 milioni dello scorso anno, di cui 84,7 milioni in Italia, 150,9 milioni in Europa, 178,6 milioni in Nord America 31,4 milioni in Cina, oltre che 46,7 milioni nel resto del mondo. Una crescita che si è riflessa nelle quotazioni del titolo, che in questi anni sono salite di oltre il 250%: decisamente un andamento che ha più che ripagato la fiducia di chi non avesse ancora ceduto alla tentazione di vendere i titoli sul mercato.

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