Gran Bretagna: fallisce il costruttore Carillion, occhio alle banche coinvolte

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di Luca Spoldi 16 Gennaio 2018 | 10:59

Carillion fallisce, per le banche son dolori

Il fallimento del secondo maggiore gruppo britannico di costruzioni, Carillion, specializzato in manutenzioni e realizzazioni di grandi opere pubbliche tra cui la Hs2 (la seconda ferrovia ad alta velocità in Gran Bretagna) rischia di lasciare senza lavoro 43 mila persone, di cui 20 mila solo nel Regno Unito, e di avere nuove ripercussioni negative sui bilanci dei creditori, tra cui figurano alcuni “pesi massimi” come Barclays, Royal Bank of Scotland e Lloyds Banking Group, che potrebbero perdere nel complesso alcune centinaia di milioni di sterline secondo quanto riferisce l’agenzia Reuters.

Tredici gli istituti esposti

Le tre banche, insieme ad altre 10 concorrenti, hanno concesso crediti “revolving” per 790 milioni di sterline a Carillion nel 2015, ossia la gran parte degli 835 milioni di finanziamenti garantiti a Carillion da prestiti sindacati che verranno a scadere entro il 2020. Lo scorso settembre, ricorda Reuters, 5 banche avevano concesso una ulteriore linea di finanziamenti da 140 milioni di sterline con scadenza a fine 2018. In tutto i creditori di Carillion, finita in liquidazione coatta lunedì, sono esposti per 1,6 miliardi di sterline.

La crisi era nota da tempo

La crisi del gruppo non ha colto gli istituti del tutto impreparati: Lloyds Banking Group, ad esempio, aveva già abbattuto di 270 milioni di sterline il valore dei propri crediti alla fine del terzo trimestre (in aumento rispetto ai 204 milioni di svalutazioni effettuate un anno prima), in buon parte proprio a causa di Carillion secondo quanto ha confermato una fonte “a conoscenza della vicenda” citata da Reuters.

Probabili nuovi accantonamenti e svalutazioni

Tra le altre banche che già avevano alzato la copertura dei propri crediti vi era la controllata britannica di Banco Santander (47 milioni di sterline di svalutazioni a fine settembre rispetto ai 21 milioni di un anno prima), mentre Royal Bank of Scotland ha alzato le svalutazioni a 151 milioni di sterline (dai 20 milioni dei primi nove mesi del 2016) a causa di una “singola esposizione” come aveva già confermato il Ceo Ross McEwan, pur senza precisare di chi si trattasse. Difficile pensare che le svalutazioni già effettuate possano comunque evitare agli istituti di dover effettuare nuovi accantonamenti: il problema sarà capire quanto il fallimento di Carillion peserà su ciascuna banca.

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