Muzinich: anche il 2018 dovrebbe essere positivo per il corporate credit

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di Luca Spoldi 17 Gennaio 2018 | 14:31

Muzinich: nel 2018 crescita sostenuta e uniforme

Che cosa riserva il 2018 per il mercato del corporate credit? Secondo Erik Muller e Bryan Petermann, co-chair dell’asset allocation group di Muzinich, la crescita globale continuerà ad essere “sostenuta e uniforme”, anche se le politiche monetarie delle banche centrali “saranno meno allineate di quanto non siano state in passato”.

Graduale aumento dell’inflazione non prezzato dal mercato

Gli esperti di Muzinich ritengono pertanto che ci sarà un graduale aumento dell’inflazione, non ancora prezzato dai mercati, che i costi di copertura valutaria del dollaro statunitense diventino ancora più onerosi , che la volatilità sia destinata a rimanere contenuta a inizio anno ma che l’andamento dell’inflazione sarà la variabile chiave per determinare i rendimenti del mercato del corporate credit in un anno che si preannuncia di transizione.

Riforma fiscale avrà impatto positivo su mercato Usa

“Ci aspettiamo che la riforma fiscale abbia un impatto positivo sul mercato del credito americano” aggiungono i due esperti, secondo cui la ricerca di fondamentali economici resta la migliore garanzia di successo di un investimento in credito. In conclusione, il 2018 dovrebbe rappresentare per gli investitori obbligazionari “un altro anno relativamente stabile in termini di performance, sebbene a livelli non comparabili a quelli del 2017”.

Contesto favorevole agli high yield

Quanto alle singole aree geografiche, negli Usa il contesto dovrebbe rimanere favorevole agli high yield, grazie a “fondamentali e fattori tecnici ancora forti”, così come in Europa, grazie a una crescita stabile e fattori tecnici supportati dalla politica della Bce. Per gli investitori preoccupati dal rischio duration, i prestiti e il debito dei paesi emergenti potranno rappresentare “un’alternativa interessante”. Se l’aumento dei tassi Usa resterà costante, infatti, il debito dei paesi emergenti denominato in una valuta forte “dovrebbe essere in grado di offrire un premio di rendimento rispetto al mercato statunitense”.

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