Jp Morgan Chase: i compensi di Dimon sfiorano i 30 milioni di dollari

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di Luca Spoldi 19 Gennaio 2018 | 11:43

Jp Morgan Chase paga di più il suo Ceo

I manager in grado di far crescere i profitti si pagano e non certo con noccioline: il numero uno di Jp Morgan Chase, Jamie Dimon, per lo scorso anno ha ricevuto compensi totali pari a 29,5 milioni di dollari, in crescita del 5,4% rispetto all’anno precedente, a fronte di utili rettificati pari a 26,5 miliardi di dollari per il gruppo da lui diretto, il cui titolo a Wall Street è salito lo scorso anno del 24% (quindi più del 20% messo a segno dall’indice S&P500 nello stesso periodo).

Per Jamie Dimon il 2017 è stato un anno d’oro

I compensi di Dimon includono 23 milioni di dollari in stock option legate alle performance ottenute, un bonus in contanti di 5 milioni e 1,5 milioni di salario-base. Per Dimon il 2017 è stato sicuramente un anno da ricordare, visto che da quando è divenuto Ceo di Jp Morgan Chase, nel 2005, è il secondo più alto compenso che abbia mai ricevuto, per quanto distante da quello, record, di 49,9 milioni di dollari segnato alla vigilia della crisi economico-finanziaria mondiale, nel 2007.

Tutto il top management ha visto crescere i compensi

Anche per gli altri top manager della banca d’affari quello appena trascorso è stato un anno d’oro, letteralmente. Come segnala l’agenzia Bloomberg Daniel Pinto, responsabile dell’investment banking, ha ricevuto 21 milioni di dollari di compenso (+11% rispetto al 2016), Gordon Smith, a capo del consumer banking, 20 milioni (+5,3%), Mary Callahan Erdoes, Ceo dell’asset management è salita a 19,5 milioni (+2,6%), Marianne Lake, il Chief financial officer del gruppo, a 13,5 milioni (+8%), mentre Doug Petno, capo delle attività di banca commerciale, si è “accontentato”, si fa per dire, di 12 milioni (+9,1%).

Merito dei risultati ottenuti, ma anche del toro di borsa

Da notare che, per quanto riguarda Dimon, è dal 2011 (quando il suo salario salì da 1 a 1,5 milioni di dollari l’anno) che il manager non riceve un “aumento di stipendio”, mentre da tre anni anche i suoi bonus in contanti sono stabili a 5 milioni (erano saliti a 7,4 milioni nel 2014, ma nei due anni precedenti il manager non ne aveva beneficiato). La crescita dei compensi di Dimon e del top management di Jp Morgan Chase non ha dunque pesato sugli azionisti, ma è da imputare quasi esclusivamente all’andamento dei mercati borsistici, che hanno consentito al valore delle stock option assegnate in base ai risultati conseguiti, di continuare ad aumentare.

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