Piazza Affari: meglio tenere d’occhio Ubi Banca, Creval e Carige

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di Luca Spoldi 23 Gennaio 2018 | 09:50

Ubi Banca sale in attesa di nuova cessione di Npl

Ubi Banca in luce in avvio di giornata a Piazza Affari, col titolo che supera quota 4,2 euro dopo che è emerso come l’istituto guidato da Victor Massiah stia progettando una cessione di sofferenze da 1 miliardo di euro che secondo gli esperti di Equita Sim porterebbe alla diminuzione del Npe ratio dal 14,1% al 13%. Sul titolo Ubi Banca era intervenuta anche Mediobanca Securities, ieri, alzando il prezzo obiettivo da 4,80 a 5,0 euro e migliorando il giudizio ad “outperform” (farà meglio del mercato).

Creval, pulizia di bilancio genera ancora dubbi

Il tema della pulizia di bilancio resta centrale per tutto il comparto bancario italiano, ma la reazione di Piazza Affari non è la stessa per tutti i titoli. Nel caso del Credito Valtellinese (Creval), ad esempio, le voci di una possibile anticipazione a giugno della cessione di 2,1 miliardi di crediti dubbi portano stamane a nuove prese di profitto sul titolo, in calo a 9,43 euro (oltre l’80% al di sotto dei livelli a cui si trovava 12 mesi fa) dopo le prime battute.

Algebris potrebbe partecipare ad aumento Creval

Questo nonostante l’operazione fosse già prevista nel piano industriale imperniato sull’aumento di capitale da 700 milioni e il ventilato interesse del fondo Algebris, che secondo alcuni broker potrebbe anche entrare nel capitale dell’istituto in occasione delle ricapitalizzazione, che potrebbe partire attorno al 19 febbraio prossimo. In luce invece Banca Carige, che a Piazza Affari si riavvicina agli 0,9 centesimi di euro per azione dopo i cali delle ultime sedute.

Carige sotto i riflettori, che farà degli “unlikely to pay”?

L’istituto ligure, che la scorsa settimana ha visto Fitch Ratings confermare il merito di credito a lungo termine “B-” con la rimozione del “rating watch” negativo (mentre l’outlook è stato confermato negativo a causa dei dubbi sulla redditività prospettica della banca), starebbe valutando la possibile cessione di una ventina di posizioni “unlikely to pay” del valore unitario tra i 5 e i 30 milioni, mentre su altre posizioni (come quella da circa 500 milioni riferita al gruppo Messina) si potrebbe passare per una preventiva segmentazione per cercare di gestirne in parte il recupero.

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