Bce: l’euro forte indurrà Draghi a prendere ancora tempo sui tassi?

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di Luca Spoldi 25 Gennaio 2018 | 10:54

Euro forte rallenterà tapering Bce?

La debolezza del dollaro e il conseguente rafforzamento dell’euro, potrebbero indurre la Banca centrale europea (Bce) a rinviare nuovamente l’interruzione del programma di quantitative easing e l’avvio della “normalizzazione” monetaria (“tapering”)? Sì secondo gli esperti di S&P Global Ratings che in una nota segnalano come il presidente della Bce, Mario Draghi, potrebbe usare un tono più conciliante nella conferenza stampa odierna, prendendo ulteriore tempo in merito a un futuro rialzo dei tassi.

Inflazione ancora distante dal target

Secondo l’economista Marion Amiot, infatti, l’inflazione dell’eurozona “potrebbe essere più elevata cumulativamente di uno 0,7% (rispetto ad un ultimo dato di dicembre pari all’1,4% annuo), ossia molto più vicino al target della banca centrale, se l’euro fosse rimasto ai livelli di inizio 2015 anziché apprezzarsi a partire dalla seconda metà dello scorso anno” fino ad arrivare al livello di 1,24 contro dollaro, sugli stessi livelli a cui oscillava a fine 2014 prima che la Bce annunciasse l’avvio del proprio quantitative easing e un 18% sopra i livelli visti 12 mesi fa.

Draghi potrebbe stemperare timori

Con un cambio rafforzato, l’obiettivo della Bce di un’inflazione “inferiore ma vicina al 2%” annuo diventa più difficile da centrare nota Amiot, visto che prezzi delle importazioni in calo pesano sulle dinamiche inflazionistiche dell’eurozona. I mercati al momento prevedono un rialzo dei tassi a inizio 2019-fine 2018, per questo Draghi più che cambiare “guidance” potrebbe calmare le attese per un rialzo anticipato dei tassi.

A medio termine non dovrebbe cambiare nulla

Ciò detto, secondo gli esperti di S&P Global Ratings “un euro forte da solo potrebbe non essere una ragione sufficiente per deviare la Bce dal suo tapering”. Prezzi più bassi potrebbero infatti favorire un’accelerazione della domanda (e questa a sua volta favorire un rialzo dell’inflazione) nonostante qualche rialzo dei prezzi di alcune materie prime, in questo modo bilanciando alcuni effetti negativi di breve termine legati all’euro forte.

Bce: per ora le colombe restano al comando

A breve comunque un euro forte consentirà alle “colombe” della Bce di continuare a dettare l’agenda tanto più che le previsioni sull’inflazione (1,5% nel 2019) sono inferiori all’obiettivo desiderato. La Bce continuerà pertanto a monitorare le dinamiche dei cambi che non riflettono fondamentali e che potrebbero rallentare la crescita dei prezzi, il che, nota Amiot, spiega anche come mai numerosi commenti di membri del board della Bce di recente hanno riguardato proprio l’andamento del cambio euro/dollaro.

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