Utili, valutazioni e banche centrali influenzeranno i mercati nel 2018

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di Luca Spoldi 26 Gennaio 2018 | 13:24

Tecnologia, rivoluzione inarrestabile

Intervenendo al forum Ubs dedicato quest’anno al tema “oltre i paradossi dell’economia”, Matteo Ramenghi, Chief Investment Officer di Ubs Wealth Management in Italia ha fatto notare come la rivoluzione tecnologica in corso sia “inarrestabile e, per certi versi, senza pietà”. Un investitore – secondo Ramenghi – ha, però, “molteplici leve per posizionarsi: diversificare per evitare eccessiva esposizione a settori messi sotto pressione dalle nuove tecnologie e sfruttare le opportunità in aree come la digitalizzazione e la gestione dei dati”.

Quanto durerà la corsa del toro di borsa?

Dopo le ottime performance del mercato azionario, tutti si interrogano sulla durata di questa fase positiva dei mercati, cominciata nel lontano 2009 ha aggiunto l’esperto, che ha poi preso in esame tre temi che, probabilmente, prevarranno sugli altri: il forte andamento degli utili aziendali, le valutazioni del mercato azionario ancora ragionevoli e, su una nota più cauta, la frenata delle banche centrali a partire dalla seconda metà di quest’anno.

Utili 2017 i migliori degli ultimi 10 anni

Per quanto riguarda gli utili aziendali, i bilanci del 2017 che verranno pubblicati nelle prossime settimane “saranno probabilmente i migliori da dieci anni per gran parte dei settori merceologici e delle aree geografiche”. Si tratta di un andamento che, secondo le stime degli analisti, dovrebbe estendersi nel 2018 con tassi di crescita superiori al 10% ha segnalato Ramenghi notando come l’andamento degli utili “ci porta alle valutazioni, perché ciò che conta per i mercati non è il valore assoluto di un indice o del prezzo di un’azione ma il rapporto con gli utili prodotti”.

Valutazioni allineate alla media storica

Se si considera l’indice azionario globale, “oggi il rapporto tra prezzo e utili ha raggiunto le 20 volte ed è allineato alla media storica” (mentre nel 1999 si spinse oltre le 30 volte, ha ricordato il gestore di Ubs Wealth Management in Italia). Se ci proietta avanti al prossimo anno sulla base delle stime degli analisti, si scende a meno di 18 volte “e questo ci fa pensare che il mercato azionario abbia ancora potenziale residuo”: in particolare Ubs ha potenziato il sovrappeso sul mercato azionario, concentrato sull’azionario globale con posizioni più contenute sull’eurozona e gli emergenti contro il Regno Unito e l’Australia.

Frenata Bce avrà impatto su tassi e borse

Il terzo tema di quest’anno, ha concluso Ramenghi, “è la frenata delle banche centrali e soprattutto la Bce, che interromperà le immissioni di liquidità da settembre”. Quali saranno le conseguenze di questo cambiamento di direzione delle banche centrali? “È difficile fare una previsione ma vi sono due impatti più probabili. Il primo riguarda il rialzo dei rendimenti”, in particolare sull’obbligazionario europeo (in primis, sui titoli di stato sui quali Ubs ha recentemente incrementato il proprio sottopeso), “il secondo riguarda l’aumento della volatilità dei mercati azionari”, scesa ai minimi storici l’anno scorso e all’inizio di quest’anno, fenomeno “che richiederà un approccio più dinamico e agile”.

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