Wall Street: 5 titoli dell’energia con cui cavalcare il rimbalzo

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di Luca Spoldi 19 Febbraio 2018 | 08:30

Titoli dell’energia per cavalcare il rimbalzo

Vale la pena di investire in titoli del settore dell’energia, per cavalcare il rimbalzo di Wall Street? La risposta è positiva secondo esperti come Michael Brush secondo cui esistono almeno due ottimi motivi: il primo è che molti titoli energetici sono caduti più degli indici e non sono subito rimbalzati, anzi: al momento l’indice S&P500 resta circa il 6% sotto i picchi toccati in gennaio, mentre l’Etf Energy Select Sector Spdr perde circa il doppio, avendo quali cinque principali posizioni Exxon Mobil, Chevron, Schlumberger, Eog Resources e ConocoPhillips). Una seconda regione a favore dei titoli dell’energia è che le vendite sono scattate più a causa della precedente eccessiva “esuberanza” dei trader, che aveva fatto volare le quotazioni, che non per problemi di tipo fondamentale.

Petrolio visto in ulteriore rialzo

Il prezzo del petrolio, ad esempio, potrebbe salire tra il 5% e il 10% rispetto ai livelli attuali nei prossimi 12-24 mesi secondo quanto segnala su Marketwatch.com Will Riley, del team di gestione di Guinness Atkinson Global Energy Fund. Del resto, l’Agenzia internazionale per l’energia (Iea) prevede che la domanda di petrolio cresca di altri 1,4 milioni di barili al giorno nel 2018 rispetto agli attuali 98 milioni di barili al giorno circa, ma la previsione potrebbe risultare sottostimata se realmente il Pil mondiale crescerà del 3,9% quest’anno come prevede il Fondo monetario internazionale (Fmi), complice una maggiore richiesta da parte di economie come la Cina e l’India. Dal lato dell’offerta, l’Opec sta registrando una buona tenuta dei tetti alla produzione fissati.

Arabia e Usa non si faranno guerra sul prezzo

L’Arabia Saudita in particolare è intenzionata a limitare la produzione per garantire un solido supporto alla prossima quotazione del suo colosso petrolifero, Saudi Aramco, mentre la crescita della produzione Usa potrebbe rivelarsi meno significativa di quanto previsto, se non altro per evitare di innescare una nuova guerra dei prezzi e perché inizia ad esservi una scarsità di lavoratori esperti in particolare nel settore del fracking. Ultimo ma non meno importante fattore, anche altri produttori non-Opec e non-Usa, come il Brasile o i paesi dell’Africa occidentale, non hanno avviato nuovi grandi progetti in questi anni e dunque avranno bisogno di almeno 3-4 anni prima di poter aumentare significativamente la propria produzione se anche li lanciassero quest’anno.

Cinque nomi emergenti su cui puntare

Ma su quali nomi si potrebbe puntare per costruire un portafoglio “energetico”? Più che le solite “major”, a Wall Street piacciono alcuni produttori emergenti molto attivi nel fracking. I più gettonati al momento sono Halcon Resources e Gulfport Energy, che piacciono in particolare a Steven Schuster, di Bridge Street Asset Management, Matador Resources e Propetro Holding sulle quali invece scommette Michael Breard, di Hodges Capital Management, e National Oilwell Varco, tra le favorite di Colin McWey di Heartland Advisors.

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