Criptovalute: per Ramenghi (Ubs WM Italy) ancora troppi limiti e svantaggi

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di Luca Spoldi 21 Febbraio 2018 | 18:57

Ramenghi: problematiche operative per le criptovalute

Le criptovalute sono in circolazione da molti anni, ma nel 2017 hanno conosciuto un successo senza precedenti in termini di aumento del valore, diffusione e aumento di numero (ad oggi sono oltre mille). Lo ricorda Matteo Ramenghi, Chief investment officer Ubs WM Italy notando come oltre alla più conosciuta di tutte, il Bitcoin, ne esistano molte altre come l’Ethereum, i Litecoin o i Dash Digital Cash. Un Bitcoin valeva circa 1.000 dollari all’inizio dello scorso anno e, dopo una salita vertiginosa, è arrivato a sfiorare i 19.000 dollari prima di crollare, perdendo oltre il 50%. Il Bitcoin, secondo Ramenghi, ha “delle problematiche operative che gli impediscono di imporsi come moneta di scambio”.

Difficile usarle per pagare le tasse

Sarebbe tale se venisse utilizzato per effettuare transazioni e se fosse in grado di conservare il proprio valore. Non si tratta di ostacoli facili da superare. Una valuta tradizionale ha un vantaggio competitivo determinante: può essere utilizzata per pagare le tasse. Infatti, il pagamento delle imposte è la transazione che, cumulativamente, ha il maggior volume in un’economia. In teoria, una transazione potrebbe avvenire utilizzando criptovalute, ma dovrebbe poi essere convertita nella valuta utilizzata per pagare le imposte, lasciando a carico del venditore un importante rischio di cambio. Inoltre, trattandosi di valute non regolate e difficilmente monitorabili, non è facile comprendere la giurisdizione di una transazione, il che rende quasi impossibile effettuare le verifiche legate all’origine dei flussi monetari.

Anche come riserva di valore hanno dei difetti

ll secondo ruolo di una valuta è di conservare il proprio valore: una moneta deve creare fiducia sul fatto che il proprio valore sia sufficientemente stabile. Per le valute tradizionali questo viene presidiato dalle banche centrali. Non è così per le criptovalute che, infatti, sono soggette a una volatilità molto superiore. “Siamo quindi abbastanza scettici – spiega l’esperto di Ubs WM Italy – sul futuro delle criptovalute come mezzo di pagamento e riserva di valore. Tra l’altro, anche l’infrastruttura dei pagamenti sottostante (il blockchain) ha dei costi di gestione (e ambientali, per via dell’elevato consumo di energia) ben superiori all’attuale sistema dei pagamenti. Si tratta tuttavia di una tecnologia che potrebbe essere utile in altre applicazioni, per esempio nella ricerca scientifica”.

Criptovalute non sono state beni rifugio validi

Tornando alle criptovalute, lo scorso anno molti entusiasti delle criptovalute sostenevano che si trattasse di un bene rifugio alternativo all’oro, per via del numero finito di unità che gli avrebbe dato proprietà difensive. Alla prova dei fatti, ovvero con la correzione dei mercati delle ultime settimane, non si è certamente rivelato tale nota Ramenghi secondo cui come spesso accade nelle bolle speculative, “vi è un elemento di novità e una difficoltà a valutare un bene, in questo caso immateriale”. Oggi non è possibile valutare le criptovalute da un punto di vista fondamentale, conclude il gestore, ma, “sulla base delle informazioni disponibili, le criptovalute ci sembrano una bolla speculativa”.

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