Neuberger Berman: tre indicatori che gli investitori debbono monitorare

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di Luca Spoldi 7 Marzo 2018 | 16:19

Tre indicatori da tenere d’occhio

Quali sono gli indicatori che gli investitori devono tenere d’occhio in questa fase di mercato? Secondo gli esperti di Neuberger Berman sono almeno tre: l’elemento che un mese fa ha scatenato una correzione è stata la crescita inaspettatamente robusta dei salari negli Stati Uniti, giunta in seguito a un aumento già considerevole del tasso d’inflazione di breakeven nei mercati obbligazionari. Le aspettative di inflazione, quindi, è il primo indicatore da tenere sotto controllo. “Quando il tasso di breakeven statunitense a dieci anni supererà la soglia del 2,5%, le cose inizieranno a farsi interessanti e potrebbero indurre la Federal Reserve a modificare le proprie politiche”.

Inflazione di breakeven e tassi

Gli uomini di Neuberger Berman segnalano tuttavia “che l’inflazione deve salire sopra il 3%, prima di poter incidere seriamente su importanti relazioni di mercato”. Altro indicatore da monitorare sono i tassi di interesse: fino a che punto possono salire i tassi prima che il mercato decida di aver fatto il passo più lungo della gamba? “Riteniamo che il 3,25% per i Treasury Usa a dieci anni sia un livello tollerabile. Un rapido aumento al 3,5%, però, potrebbe spingere i mercati del credito a livelli di stress, richiedere una revisione delle valutazioni nei mercati azionari e un’eventuale reazione potrebbe anticipare la fine del ciclo” spiegano gli esperti di Neuberger Berman. Un terzo indicatore importante è dato dall’andamento del cambio del dollaro Usa contro le altre valute.

Andamento del dollaro

“Se il dollaro si indebolisce ulteriormente, scendendo sotto la soglia di 105 contro lo yen giapponese o superando l’1,30 contro l’euro, gli utili societari in Giappone e in Europa potrebbero risentirne, rischiando di indurre Tokyo e Francoforte a modificare pericolosamente le politiche monetarie in atto. Qualora invece, fatto molto meno probabile, il dollaro si dovesse rapidamente rafforzare, quando inizierà tale apprezzamento a incidere negativamente sui prezzi delle materie prime o sulle economie dei mercati emergenti basate sulle esportazioni, il cui debito in dollari è considerevole”? Gli uomini di Neuberger Berman non vedono “alcun motivo evidente per cui la fase matura dell’attuale ciclo economico non debba proseguire ancora per diversi mesi, magari fino al 2020 inoltrato”.

Meglio essere più prudenti

Tutto ciò che serve è un’inflazione a livelli accettabili, un aumento moderato e prevedibile dei tassi di interesse e un ridimensionamento ordinato dei bilanci delle banche centrali. “Ma i mercati si muovono raramente con ordine e l’economia è una macchina molto complessa” avvertono gli analisti, che quest’anno si aspettano “che i giri e la temperatura dei motori saliranno” ed è per questo motivo che gli investitori oggi osservano gli indicatori con maggiore attenzione: “per cogliere eventuali segnali di un motore fuorigiri o di surriscaldamento”. Meglio quindi dare al portafoglio “un orientamento più difensivo, per essere pronti qualora il mercato aprisse davvero le valvole di sfiato”.

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