Creval a razzo in borsa, per gli investitori istituzionali vale una scommessa

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di Luca Spoldi 9 Marzo 2018 | 12:33

Creval brinda ai risultati dell’aumento

Credito Valtellinese (Creval) sugli scudi a Piazza Affari dove il titolo a metà giornata recupera oltre il 7,2% a 0,1085 euro dopo che l’aumento di capitale da 700 milioni ha registrato sottoscrizioni pari all’83,1% dell’ammontare o 581,6 milioni, cui si possono sin d’ora sommare fino a 55 milioni di euro legati agli accordi di sub-garanzia firmati da Algebris, Credito Fondiario e Dorotheum, che di fatto alzano il livello di sottoscrizioni fino a 636,6 milioni (il 91% del totale). Le banche del consorzio non dovranno dunque sborsare più di 64 milioni di euro al massimo.

Sui diritti potrebbe scatenarsi una bagarre

I diritti di opzione non esercitati saranno ora offerti in borsa dal 13 al 19 marzo e secondo molti trader andranno rapidamente esauriti, visto che il successo dell’operazione dovrebbe invogliare altri investitori istituzionali ad entrare nella partita. Nessun dettaglio è stato finora fornito circa le mosse dell’imprenditore francese Denis Dumont, titolare di una quota di oltre il 5% del capitale di Creval ante-aumento, che aveva annunciato di voler aderire pro-quota all’operazione.

Selvetti molto soddisfatto del risultato

Soddisfatto il direttore generale dell’istituto, Mauro Selvetti che parlando con la stampa ha sottolineato come considerando “il punto da cui siamo partiti e la dimensione dell’operazione rispetto alla capitalizzazione”, “ci siano i motivi per essere soddisfatti”. E chissà che anche qualche investitore retail (cui sarebbe dovuta andare una quota tra il 10% e il 20% della ricapitalizzazione) non decida di partecipare all’ultimo momento a un’operazione che nelle scorse settimana aveva pesato sul titolo ma il cui successo potrebbe ora far rimbalzare ulteriormente le quotazioni.

Investitori guardano a possibili aggregazioni

Un successo che dimostra come gli investitori istituzionali abbiano giudicato credibile il piano di rilancio predisposto dal management e si siano dimostrati pronti a mettere in portafoglio i titoli di una banca intenzionata a completare rapidamente la pulizia di bilancio e che pare potenzialmente aggregabile con altri istituti. Una decisione, quest’ultima, su cui sarà fondamentale il giudizio dei grandi fondi internazionali che si apprestano a fare la parte del leone nel nuovo azionariato.

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