Carmignac: fase di incertezza critica come quella del 2009

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di Luca Spoldi 14 Marzo 2018 | 15:12

Carmignac: situazione critica come nel 2009

Gli investitori si trovano attualmente ad affrontare una situazione critica quanto quella del 2009, ovvero interpretare con esattezza l’impatto sui mercati derivante dall’avvio di un nuovo contesto di liquidità. Lo sottolinea Didier Saint-Georges, managing director e membro del Comitato investimenti di Carmignac.

Quale sarà l’effetto sulle varie asset class

Nove anni or sono le banche centrali dei paesi sviluppati iniziarono a gettarsi a capofitto in politiche monetarie estremamente accomodanti, circondate da dubbi circa l’esito di queste ultime, ora a fronte di una ripresa significativa della crescita e dell’inflazione, si dovrebbe avere un esito a priori positivo di anni di politiche monetarie attive, che possono quindi concludersi, nota l’esperto. Ma quale sarà l’effetto di tale epilogo sulle varie asset class?

Per ora mercati azionari restano fiduciosi

Per quanto riguarda l’azionario, negli Stati Uniti, la riforma fiscale lascia sperare in una espansione dell’attività economica con previsioni che mediamente si avvicinano per il 2018 ad una crescita del 3% del Pil a fronte di un’inflazione superiore al 2%, mentre in Europa ci si attende una crescita di circa il 2,5% e si prevede che il tasso di inflazione annuo non supererà l’1,5%. Così le previsioni di utili sono in crescita sia negli Usa sia in Europa, il che spiega perché i mercati abbiano mantenuto finora un’intonazione nel complesso positiva.

Obbligazionario resta fonte di instabilità

A breve termine, i mercati obbligazionari continueranno invece a rappresentare una fonte di instabilità, tanto più che la dimensione del patrimonio raggiunto dalla gestione passiva e tramite algoritmi è tale da amplificare l’entità dei movimenti irregolari dei mercati. Al termine di questo periodo di instabilità, il problema sarà ancora quello relativo al successivo contesto di mercato. Gli squilibri accumulati negli ultimi dieci anni sollevano grandi problemi di correzione, ricorda l’esperto di Carmignac.

Quale sarà la reazione delle banche centrali

Il livello del debito pubblico, ma anche del settore privato, che nel suo complesso ha beneficiato dei tassi bassi per aumentare il ricorso alla leva finanziaria, è ora più elevato del periodo successivo alla grande crisi finanziaria del 2008. Per ora l’aumentare dell’inflazione riduce il costo reale del debito e rende gli investimenti azionari attraenti come rifugi contro l’erosione monetaria. Ma nessun sa realmente come reagiranno le banche centrali e a quale livello si attesterà il livello di equilibrio dei tassi sui titoli di stato.

Scenario alternativo: rallentamento congiunturale

Esiste un ulteriore scenario possibile, nota Saint-Georges: quello di un rallentamento economico congiunturale che al momento i mercati “erroneamente ignorano” ma che potrebbe divenire concreto a maggior ragione se le turbolenze di mercato dovessero erodere maggiormente la fiducia generale. Tale scenario limiterebbe il rischio di una correzione più marcata sull’obbligazionario, ma concentrerebbe in modo significativo le differenze settoriali all’interno dei mercati azionari. In ogni caso, una strategia di investimento di successo “dovrà ormai essere incentrata su approcci diversi rispetto a quelli che si sono rivelati vincenti negli ultimi anni”. Sarà determinante “gestire sul nascere l’instabilità dei mercati ed elaborare un’adeguata costruzione dei portafogli in vista dell’avvio di un nuovo regime operativo”.

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