Nelle prossime settimane occhio a Vix e tassi Usa

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di Luca Spoldi 19 Marzo 2018 | 12:13

L’inflazione mette sempre paura agli investitori

I dati su inflazione e crescita salariale a inizio febbraio hanno risvegliato le paure degli investitori azionari: la correzione, di quasi 10 punti dai massimi, notano Andrea Delita e Marco Piersimoni, rispettivamente Head of investment advisory e Senior portfolio manager di Pictet Asset Management, è stata legata al timore che la Federal Reserve debba alzare i tassi d’interesse più rapidamente per rispondere alle pressioni inflazionistiche. La correzione è stata accelerata da fattori tecnici (strategie corte sulla volatilità), seguita da una stabilizzazione tipica dei mercati durante queste fasi: tuttavia la volatilità è ricomparsa a febbraio, con l’indice S&P500 che ha avuto escursioni superiori al punto percentuale per 12 sessioni, contro le sole 8 di tutto il 2017.

Per ora lo scenario goldilocks regge

I mercati nel corso del mese hanno poi ritrovato nuovamente la calma, con indici Usa (Nasdaq in testa) che si sono rivelati in grado di riassorbire la quasi totalità della discesa (due terzi) mentre gli indici europei sono rimasti più fiacchi. Il dato di inizio marzo sull’inflazione salariale ha contribuito a riportare la calma: l’economia Usa continua a crescere a ritmi molto sostenuti e lo scenario “goldilocks” (“riccioli d’oro”, ossia una buona crescita economica con inflazione contenuta) è tornato in auge, notano gli esperti di Pictet Asset Management, che pure restano “strategicamente negativi sulla componente obbligazionaria dei portafogli”, mentre sottolineano come le valutazioni azionarie “sono state riportate su valori più accettabili”.

Meglio investire in azioni che in bond

Il rapporto P/E sugli utili a 12 mesi per l’indice S&P500 è infatti passato da 18,5 a 17 volte (livello di novembre 2016 al momento della vittoria di Trump), mentre per l’Europa ci si attesta su un rapporto pari a 13,5 volte (stesso livello del primo trimestre 2015 quando Draghi ha iniziato il QE). “Crediamo che tale correzione rappresenti un’opportunità di acquisto e non la fine del bull market che ha segnato gli ultimi anni” spiegano Delita e Piersimoni, che tuttavia aggiungono di ritenere “che questo episodio possa rappresentare un elemento di rottura rispetto al recente passato: ci aspettiamo infatti che il ritorno di un regime di volatilità in linea con quella storica possa introdurre opportunità tattiche”.

Attenzione al Vix e ai tassi sui T-bond

In questa situazione gli indicatori utili da tenere sotto osservazione nel corso delle prossime sessioni sono i futures Vix e i tassi sul decennale Usa (facendo attenzione alla soglia del 3%), “laddove una normalizzazione della volatilità potrebbe creare il segnale per far riprendere quota ai mercati”. Da inizio anno l’azionario europeo ha accumulato un differenziale di performance significativo (+4% S&P500 contro -2% Eurostoxx50): nonostante il risultato delle elezioni italiane non sia stato positivo (forte difficoltà ad identificare una possibile coalizione di governo nel breve), la reazione è stata molto composta. Oltreoceano, i dazi doganali su alluminio e acciaio sembrano attribuibili a scelta di politica interna di Trump e le conseguenze secondo gli esperti di Pictet Asset Management appaiono “contenute a meno che non vi sia escalation su Nafta (trattato libero commercio Usa, Canada, Messico) o questioni di proprietà intellettuale con Cina”.

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