Mps: il recupero sarà lento, per il Tesoro perdita potenziale di 3,1 miliardi

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di Luca Spoldi 20 Marzo 2018 | 10:57

Siena costa cara al Tesoro

Un “investimento” costato 5,4 miliardi di euro che finora non si è rivelato troppo fortunato quello del Tesoro in Mps, banca di cui lo stato è tornato ad essere azionista di maggioranza col 68,2% al termine del processo di ricapitalizzazione precauzionale attivato dopo il fallito tentativo di ricapitalizzazione di mercato dell’istituto senese. Il titolo stamane vale infatti poco più di 2,9 euro per azione, inanellando un altro calo (-0,92%) dopo aver già perso il 5,8% nelle ultime cinque sedute di borsa.

Il 2017 ha visto perdite superiori alle attese

La capitalizzazione di Mps è così nuovamente scivolata sui 3,35 miliardi e la quota del Tesoro vale dunque meno di 2,28 miliardi, con una minusvalenza latente di oltre 3,1 miliardi di euro per le casse pubbliche. I conti del resto non aiutano: come notano gli analisti di Equita Sim, che in un report confermano un rating “neutrale” con un target price di 4,3 euro per azione, il quarto trimestre 2017 si è chiuso con una perdita superiore alle attese e pari a 502 milioni di euro (contro i 169 milioni previsti).

L’eredità dei crediti deteriorati

Sul risultato hanno pesato rettifiche su crediti, in parte non ricorrenti come l’anticipo del costo legato all’outsourcing del servicing degli Npl (170 milioni di euro) e le richieste della Bce (95 milioni) di procedere ad accantonamenti extra post ispezione. Anche i ricavi sono apparsi deludenti, a quota 802 milioni di euro (contro gli 833 milioni attesi). Nel complesso Mps ha chiuso il 2017 con una maxi perdita di 3,5 miliardi, in gran parte legata allo smaltimento di 26 miliardi di crediti deteriorati.

Morelli: recupero sarà lento

L’attuale amministratore delegato, Marco Morelli, ha ribadito nei giorni scorsi che l’obiettivo resta far recuperare all’istituto “la posizione commerciale che aveva qualche anno fa”, ammettendo però, che “sarà un percorso molto lento”. Non pare pertanto neppure imminente l’uscita dello Stato dal capitale (in cui era entrato in due tranche sottoscrivendo titoli al prezzo medio, rispettivamente, di 6,49 euro per 3,85 miliardi e di 8,65 euro per altri 1,5 miliardi), tanto più che secondo Morelli il tema di un’aggregazione “non è sul tavolo” per ora.

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