I buoni motivi per scommettere sulle valute emergenti

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di Luca Spoldi 21 Marzo 2018 | 13:00

Pictet AM: è ora di puntare sulle valute emergenti

Gli investitori nel reddito fisso ignorano i tassi di cambio a loro rischio e pericolo: questi possono infatti erodere o aumentare i rendimenti di un portafoglio obbligazionario. Per questo motivo, ricorda Patrick Zweifel, capo economista di Pictet Asset Management, nelle strategie sul debito dei mercati emergenti il gestore svizzero li considera come fonte separata di rischio e di rendimento. In un’ottica di medio termine, spiega Zweifel, “intravediamo il potenziale per un apprezzamento su larga scala delle valute dei mercati emergenti rispetto al dollaro Usa, con un conseguente aumento dei rendimenti totali provenienti dal debito in valuta locale”.

Emergenti possono sfruttare ripresa mondiale

I mercati emergenti, ricorda l’esperto di Pictet Asset Management, sono tradizionalmente associati ad una crescita economica più veloce rispetto agli omologhi sviluppati. Di recente, il differenziale di crescita si è allargato fino a 270 punti base, da un minimo di 170 punti nel 2015. Il divario è destinato ad aumentare ulteriormente nei prossimi mesi per due ragioni principali: innanzitutto, i mercati emergenti sono particolarmente ben posizionati per beneficiare di un aumento graduale del ciclo di investimenti che stimoli il commercio mondiale. “Secondo i nostri modelli, un aumento dell’1% nei flussi internazionali aumenta la produzione economica dei mercati emergenti di 0,26 punti percentuali. L’impatto sull’attività del mondo sviluppato è pari a circa la metà”.

Materie prime ed energia forniscono sostegno

Le esportazioni globali sono cresciute del 4,4% nel 2017: è il ritmo più sostenuto dal 2011, ma è ancora inferiore rispetto al loro trend pluridecennale, il che lascia potenzialmente spazio per un’ulteriore accelerazione. Così l’esperto si aspetta che la crescita delle esportazioni “superi la media di lungo termine del 5,1% prima di raggiungere il suo massimo, come si è verificato nei cicli precedenti”. Inoltre, i prezzi delle materie prime e dell’energia paiono ben sostenuti, in quanto la crescita economica globale rimane robusta. Ciò dovrebbe stimolare quei mercati emergenti che forniscono le materie prime. “Nei prossimi cinque anni, prevediamo che la crescita dei mercati emergenti si attesti in media al 4,6% annuo, ovvero 300 punti base in più rispetto a quella del mondo sviluppato” spiega l’economista, secondo cui questa potrebbe rivelarsi una buona notizia per le valute emergenti.

Anche valutazioni e inflazione giocano a favore

Storicamente, infatti, il differenziale di crescita del Pil reale tra mercati emergenti e mercati sviluppati ha evidenziato una forte correlazione col tasso di cambio, con un ritardo di sei mesi. Maggiore è lo scarto di crescita, più debole sarà il dollaro rispetto ad un paniere di valute dei mercati emergenti. Inoltre stavolta “la possibilità di un apprezzamento delle valute è rafforzata da valutazioni molto interessanti. Secondo i nostri modelli, le valute dei mercati emergenti sono attualmente sottovalutate del 15% contro il dollaro Usa e sono scambiate a livelli tra i più bassi degli ultimi due decenni”. Anche l’inflazione gioca infine a favore: il differenziale di inflazione tra paesi emergenti e sviluppati è al livello minimo della storia recente (a 140 punti base) e offre un ulteriore supporto al tasso di cambio.

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