La politica commerciale di Trump può pesare sul dollaro e rilanciare l’euro

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di Luca Spoldi 26 Marzo 2018 | 17:47

Attenti al dollaro, potrebbe indebolirsi

Col rischio crescente di una guerra commerciale come risultato di una politica americana maggiormente mercantilista, le banche centrali stanno iniziando a guardare oltre al dollaro per quanto riguarda le loro riserve valutarie, cosa che non accadeva da almeno 10 anni come nota l’agenzia Bloomberg.

L’euro ha motivi strutturali per rafforzarsi

Questo potrebbe portare l’euro a rafforzarsi ulteriormente: del resto, nota l’agenzia, la “crisi esistenziale” dell’euro sembra ormai alle spalle nonostante la retorica populista più volte affiorata negli ultimi anni nel vecchio continente, mentre un’economia in ripresa sta inducendo la Banca centrale europea a frenare le politiche che hanno spinto i rendimenti in euro sotto lo zero.

La politica commerciale di Trump non aiuta

Nel frattempo, mentre il presidente Donald Trump minaccia una guerra commerciale con la Cina, l’Unione europea sta perseguendo accordi di libero scambio in tutta l’Asia e in America Latina. Certo, commenta Bloomberg, il dollaro continuerà a recitare la parte del leone degli 11,3 triliardi di dollari di riserve valutarie mondiali, ma anche uno spostamento minimo potrebbe avere conseguenze rilevanti sul mercato dei cambi.

Le banche centrali tornano a guardare all’euro

Parlando con gli esperti del settore quello che emerge è la comune convinzione che la posizione assunta dalla Casa Bianca in tema di politica commerciale non sia utile a rendere il dollaro “attraente” per le banche centrali che detengono miliardi di dollari di riserve, tanto che secondo alcuni fino a mezzo triliardo di riserve potrebbero lasciare il dollaro e tramutarsi in euro entro i prossimi due anni, pari ad un aumento del 25% delle riserve mondiali nella valuta unica europea.

In sei paesi potrebbero girare le spalle al dollaro

Tra i paesi più propensi a rivolgersi all’euro e non più (solo) al dollaro per le proprie riserve si notano alcuni paesi emergenti e nazioni esportatrici di petrolio in Medio Oriente come Cina, Arabia Saudita, Taiwan, India, Corea del Sud e Brasile. Paesi che nel complesso detengono quasi la metà delle riserve valutarie mondiali, con la sola Cina che ha accumulato oltre 3 triliardi di dollari in valuta estera. Una ipotesi di cui sarà opportuno tenere conto nel valutare la opportunità o meno di investire in asset denominati in dollari nei prossimi anni.

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