Perché è meglio adottare portafogli flessibili

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di Luca Spoldi 11 Aprile 2018 | 08:42

La “Goldilocks economy” è già un ricordo?

Nelle ultime settimane l’alta volatilità è tornata sui mercati e lo scenario ideale, che qualcuno aveva battezzato di “Goldilocks economy”, frutto della combinazione tra crescita in accelerazione e inflazione stabile, sembra ormai archiviato, non tanto per ragioni macro-fondamentali, quanto piuttosto per l’incremento di alcuni rischi e aspetti legati al posizionamento degli investitori. Lo spiegano gli analisti di Anima, notando come in particolare la volatilità abbia ricominciato a salire dall’inizio del mese di febbraio, quando a determinare l’avversione al rischio erano stati i timori legati ad una accelerazione dell’inflazione americana e di una conseguente possibile stretta monetaria da parte della Fed.

Dopo l’inflazione arrivano le tensioni commerciali

Questa volta, invece, notano gli esperti di Anima, ad arrestare la fase di recupero e a creare nuove tensioni, sono state principalmente le scelte di politica commerciale messe in atto dall’amministrazione Trump, che ha cominciato ad implementare l’agenda protezionistica promessa dall’inizio del suo mandato. Prima, in apertura dell’anno, è stata la volta dell’imposizione di dazi su lavatrici e pannelli solari, a cui sono poi seguiti quelli su acciaio ed alluminio. La situazione, però, ha cominciato a diventare più tesa quando è stato pubblicato l’esito dell’inchiesta che avrebbe rivelato violazioni da parte della Cina delle norme che disciplinano la proprietà intellettuale, in risposta alle quali Trump ha minacciato ulteriori dazi su circa 50 miliardi di dollari di importazioni cinesi, con conseguenze che potrebbero essere davvero importanti a livello globale.

Banche centrali proseguono normalizzazione

Nel corso di marzo, inoltre, le principali banche centrali hanno confermato di voler proseguire sulla strada della normalizzazione delle loro politiche monetarie. In occasione della riunione dell’8 marzo, la Banca centrale europea ha compiuto un ulteriore passo verso l’operazione di uscita dal QE entro il 2018, rimuovendo dal comunicato ufficiale il cosiddetto “easing bias”, ossia il riferimento alla possibilità di modificare al rialzo il flusso di acquisti mensili di titoli. La Federal Reserve, poi, lo scorso 21 marzo, ha concluso il primo meeting sotto la guida del neo presidente Jerome Powell con un aumento dei tassi di 25 punti base, con i Fed Funds che hanno così raggiunto quota 1,75%.

Anima: meglio avere allocazioni di portafoglio flessibili

I rialzi attesi per quest’anno restano fermi a tre, ma ne sono stati stimati altri tre per il 2019 e ancora due nel 2020, uno in più per ciascun anno rispetto a quanto la Federal Reserve aveva indicato in precedenza, sotto la guida di Janet Yellen, per un tasso di equilibrio che dovrebbe dunque risultare del 3,5%, da raggiungere entro la fine del 2020. In un simile contesto, concludono gli esperti di Anima, “nei portafogli è bene continuare a privilegiare l’aspetto tattico e puntare su un’allocazione più flessibile”.

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