Valutazioni meno care, ma è meglio ridurre il peso su Wall Street

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di Luca Spoldi 16 Aprile 2018 | 08:27

Schroder fa il punto sulle valutazioni dei mercati

Dopo la “torrida” partenza del 2018, quali sono i mercati azionari che possono definirsi “a buon mercato”? Se lo chiedono gli esperti di Schroders notando come le borse abbiano segnato il primo trimestre di declino da due anni a questa parte, con tutti i maggiori mercati azionari in rosso: -7% Londra, -5% circa Tokyo e persino “la precedentemente intoccabile” Wall Street in declino. Si sono salvati dalle perdite, infatti, solo i mercati emergenti, che dalla fine del 2016 a oggi sono saliti di circa il 40% in dollari, circa il doppio di quanto fatto dai mercati sviluppati nello stesso periodo.

Valutazioni meno costose ma non ancora economiche

Nonostante le valutazioni dopo la correzione appaiano meno tirate che a inizio anno, “non siamo ancora fuori dalla foresta” avvertono però gli uomini di Schroders e “molti mercati, specialmente quello statunitense” continuano a mostrare “valutazioni costose, almeno sotto alcuni aspetti”. Wall Street resta “costosa” sotto ogni aspetto, ma una combinazione di momento economico favorevole e stimoli fiscali potrebbero continuare a offrire supporto alle quotazioni a breve termine. Al contrario l’Europa sembra valutata abbastanza correttamente, notano gli esperti, non essendo né troppo cara né troppo costosa (con l’eccezione delle valutazioni basate sui multipli prezzo/utile rettificati per il ciclo economico).

Ogni mercato mostra pro e contro

Situazione contrastante per Londra: i titoli sembrano leggermente costosi in termini di utili, ma appaiono ancora convenienti se si tiene conto dei dividendi e dei valori di libro. I mercati emergenti da parte loro continuano a sembrare “ragionevolmente valutati relativamente ai mercati sviluppati”, ma le loro forti performance hanno fatto salire le quotazioni e sono pertanto meno interessanti che a inizio anno. Il Giappone, infine, sembra il più ovvio “buy” sotto l’aspetto delle valutazioni di mercato, ma la natura orientata alle esportazioni del mercato azionario di Tokyo lo rende più esposto al crescente rischio di protezionismo e pertanto genera prospettive di crescita degli utili relativamente deboli.

Meglio ridurre l’esposizione a Wall Street

Alla fine, il consiglio degli uomini di Schroders è il seguente: alleggerire l’esposizione all’azionario Usa, a favore dei mercati emergenti, del Giappone e dell’Europa. Se il reddito è una priorità, aggiungono gli esperti, allora anche l’acquisto selettivo di titoli azionari inglesi potrebbe avere senso. Tuttavia, nessuna di queste opzioni è priva di rischi. “I mercati più economici sono così per una ragione. In questi casi, mantenere un’esposizione diversificata piuttosto che puntare tutto su quell’audace nuovo scenario che state osservando dovrebbe permettervi di dormire più facilmente di notte”. Un consiglio da non sottovalutare, mai.

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