Tassi: il Giappone potrebbe non seguire l’esempio degli Stati Uniti

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di Luca Spoldi 24 Aprile 2018 | 10:04

Sui tassi la BoJ si sgancerà dalla Fed?

Mentre i mercato continuano a guardare alla Federal Reserve per valutare il numero e la consistenza dei prossimi rialzi dei tassi e la velocità con cui la banca centrale americana vorrà ridurre l’attivo di bilancio e mentre anche in Europa si aspetta la fine formale dell’era del “denaro a costo zero” col completamento del programma di quantitative easing e, più in là, i primi ritocchi all’insù dei tassi ufficiali, in Giappone la Bank of Japan (BoJ) potrebbe muoversi in controtendenza. Questa almeno è l’ipotesi avanzata da Jesper Koll, a capo delle attività in Giappone di Wisdom Tree.

Crescono i sostenitori di nuovi stimoli monetari

Secondo l’esperto, infatti, giovedì 26 aprile alla prima riunione della banca centrale giapponese a cui prenderanno parte i nuovi vice governatori appena nominati, ci sarebbero “buone probabilità di ottenere un cambiamento nell’equilibrio decisionale del Consiglio a favore di un alleggerimento quantitativo unilaterale”. In particolare Koll si aspetta “che il numero dei membri del Consiglio favorevoli a un ulteriore stimolo monetario salirà da uno a due, con il nuovo vice governatore Wakatabe Masazumi conosciuto per la sua reputazione di strenuo sostenitore dell’ultra-reflazione, uno dei principali fattori che ha contribuito alla sua elezione al Consiglio”, a cui si unirà anche Kataoka Goushi, “la voce solitaria e risoluta a sostegno di un maggiore alleggerimento sin dal suo ingresso alla fine di luglio 2017”.

Rallenta la crescita del credito bancario

Del resto, nota Koll, “il calo della crescita del credito bancario, dai tassi massimi del 3,3% dell’estate scorsa ad appena il 2% degli ultimi mesi rappresenta un segnale d’allarme, indicatore di una possibile recessione ciclica”. Mentre i dati sull’attività complessiva sono stati meno negativi delle statistiche monetarie e creditizie, il deterioramento delle condizioni economiche mostrate dal Tankan (il report trimestrale realizzato dalla BoJ come linea guida della formulazione della politica monetaria), la recessione dell’edilizia residenziale e i recenti rapporti altamente volatili sulla produzione industriale “suggeriscono che lo stimolo al rialzo del Giappone si è arrestato e che i rischi di un peggioramento della situazione sono aumentati”.

Per ora la BoJ non si muoverà ma…

Certo, conclude l’esperto di Wisdom Tree, sono pochi quelli che ritengono che il Giappone possa permettersi di non seguire l’esempio degli Stati Uniti in materia di tassi di interesse (e dunque alzare i tassi e ridurre gli stimoli monetari, ndr). Dopo un decennio di politica monetaria “sincronizzata”, perché la BoJ dovrebbe essere in grado di “separarsi” dalla Fed, si chiede Koll? “A nostro avviso, il governatore Kuroda ha già dato la risposta: il Giappone non si fermerà prima di aver effettivamente raggiunto l’obiettivo di inflazione”. Venerdì 27 aprile, quando il governatore Kuroda concluderà la prima riunione del Board con i nuovi vice governatori, “non ci aspettiamo cambiamenti negli obiettivi di politica effettivi o negli strumenti operativi. Quello che è lecito attendersi è un chiaro segnale che ora due, non più uno solo, dei nove membri del consiglio stanno chiedendo che vengano aggiunte argomentazioni per raggiungere in modo credibile l’obiettivo del 2% di inflazione”.

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