Utili e tassi, che succede se il mercato gioca al tiro alla fune

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di Luca Spoldi 3 Maggio 2018 | 12:02

Prevarrà incertezza sui tassi o fiducia sugli utili?

Quando la settimana scorsa i rendimenti dei T-bond a dieci anni hanno superato la soglia del 3% la notizia ha fatto scalpore, ma hanno fatto scalpore anche gli utili societari del primo trimestre, pubblicati da oltre 180 società dell’S&P 500 e da più di 120 dello Stoxx 600, tra cui Alphabet (Google), Facebook, Amazon, Caterpillar, Exxon, Volkswagen, Total e Shell. In questi giorni, nota Joseph Amato, President e Chief Investment Officer-Equities di Neuberger Berman, “le valutazioni del mercato azionario sono in balia di queste due forze che tirano in direzioni opposte”.

Utili sopra le attese, ma cosa sconteranno i mercati?

Finora, la stagione degli utili ha superato le aspettative, aggiunge il gestore, ma la domanda è un’altra: “che cosa sconteranno i mercati? L’ottimo momento della crescita oppure gli effetti negativi di un restringimento monetario?” L’aumento dei tassi è una questione critica per le valutazioni azionarie poiché incide sui tassi di sconto applicati agli utili futuri e può influenzare gli utili stessi, facendo lievitare i costi di finanziamento e soffocando gli investimenti societari. Quindi, in teoria, un aumento dei tassi dovrebbe comportare un calo delle valutazioni.

Tassi in rialzo non è detto frenino la borsa

Storicamente, però, ricorda l’esperto di Neuberger Berman, “quando i rendimenti decennali statunitensi si sono attestati sotto al 5%, l’aumento dei tassi di interesse ha di fatto mostrato una correlazione positiva con i prezzi delle azioni statunitensi e con i multipli prezzo/utili”. Infatti i tassi tendono a salire quando il ciclo economico è in fase di espansione, cioè quando gli investitori si aspettano una crescita degli utili e il clima di fiducia è positivo. Così è improbabile che un tasso dei Fed Fund all’1,5-%2,0% e un rendimento dei T-bond decennali al 3% possano costituire un ostacolo agli investimenti societari, specie se si tiene conto che negli Stati Uniti gli stimoli fiscali saranno presto realtà.

Occorre capire quale sia il livello di guardia

Tuttavia, esiste una sorta di “livello di guarda” che nel ciclo attuale potrebbe essere del 5% per i rendimenti a dieci anni: “se nei prossimi uno o due anni la Fed dovesse operare rialzi superiori alle aspettative, a nostro avviso le valutazioni azionarie subirebbero pressioni enormi”. Quanto agli utili, quelli pubblicati per il primo trimestre sono stati in generale molto positivi anche se i toni dei commenti sulle aspettative a corollario dei numeri non sono di quelli che rassicurano analisti e investitori. Così quando Caterpillar ha pubblicato un rapporto sugli utili in cui, oltre ai numeri positivi, dichiarava di avere probabilmente toccato i massimi per il 2018, il titolo della società ha chiuso in forte ribasso dopo una giornata estremamente volatile.

Mercati laterali sono comuni in simili contesti

Davanti a simili notizie e dopo aver osservato il recente e drastico ridimensionamento dei dati economici europei, riflette Amato, “gli investitori potrebbero iniziare a temere che la fase conclusiva del ciclo economico globale si trovi in uno stadio più avanzato del previsto”. Tuttavia, visti anche gli ultimi indici e dati macroeconomici, il gestore è dell’avviso “che l’attuale ciclo economico abbia ancora qualcosa da dire”. Quando i mercati azionari diventano più nervosi, i T-bond comunque “non attirano gli investitori in cerca di beni rifugio, evidenziando che vi è fiducia nelle sottostanti aspettative di crescita e inflazione. Questo conferma l’idea che i tassi possono salire un po’ prima di iniziare a frenare l’attività economica”. In un simile contesto, mercati più laterali sono comuni, in quanto gli investitori dedicano una parte dei propri sforzi a cercare di capire dove si trovi il livello di guardia dei tassi e se la recente crescita degli utili sia sostenibile o meno.

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