Quotazione preferenziale per le aziende biotech a Hong Kong

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di Federico Giorgetti 8 Maggio 2018 | 10:35

La direzione della Borsa di Hong Kong (HKEX) ha deciso pochi mesi fa di fare un passo rivoluzionario mirato ad attirare la quotazione delle aziende tecnologiche e biotecnologiche di punta, e a favorire la quotazione secondaria di alcune aziende di management e tecnologia cinese quotate al NASDAQ o al NYSE di New York e alla borsa di Londra LSE.

Come riassunto dal ministro delle Finanze Paul Chan, negli ultimi anni Hong Kong si è chiaramente posizionata per cercare di attrarre talenti nelle seguenti quattro aree definite chiave: biotecnologia, intelligenza artificiale, Fintech e smart city. Ora però la direzione del HKEX had deciso di puntare in particolare sulle aziende biotecnologiche a predominanza di ricerca e sviluppo, offrendo una quotazione in borsa rapida e facilitata, che esula dai classici parametri di valutazione aziendale e dal consueto metodo dei multipli.

Il biotech è quindi stato specificamente scelto perché da un lato rappresenta il maggior numero di aziende early stage che vogliono quotarsi, e dall’altro amplia il raggio d’azione dello stock exchange.
Questa mossa senz’altro aggressiva ha come principale obiettivo quello di aumentare la competitività della piazza finanziare HongKongina e di attrarre le imprese emergenti in settori innovativi ad alto potenziale di crescita, affinché queste consentano a Hong Kong di diversificare il suo pool di competenze. Ma è anche sottintesa la duplice finalità di mantenere un filo diretto con le grandi aziende del settore farmaceutico-medicale cinese e le spin off a esse collegate, e di competere direttamente con NYSE e NASDAQ, finora dominanti nel captare l’accesso all’offerta pubblica di talento in questo settore. È anche la risposta a un 2017 non proprio brillante, che ha visto lo stock exchange HongKongino scivolare al terzo posto per numero di IPOs, dietro al NASDAQ stesso e alla Borsa di Shanghai.

Dal 2016, gli investitori cinesi e di Hong Kong possono investire reciprocamente nelle rispettive Borse (Hong Kong, Shanghai e Shenzhen) attraverso un meccanismo chiamato Stockconnect, tramite broker autorizzati con la maggior parte dei titoli disponibili. Un altro miglioramento necessario è stato quello di abrogare le limitazioni sul dual listing, tant’è che, per esempio, l’importante gruppo farmaceutico Fosun Pharma è ora quotato sia a Hong Kong che a Shanghai, ed è senso comune tra i membri dei CDA delle grandi aziende farmaceutiche cinesi che una quotazione in Cina continentale possa rappresentare un vantaggio nei rapporti col regolatore CFDA.

Durante un primo periodo di consultazione effettuato dal nuovo CDA del HKEX e conclusosi nel dicembre 2017, si è arrivati a proporre criteri diversi per la quotazione di aziende biotecnologiche con preponderante attività di ricerca. Questo, secondo quanto dichiarato dal CEO Charles Li, affinché venga agevolato l’ingresso di aziende “innovative e ad alto potenziale di crescita”, in modo da favorire l’affluenza di capitali che facilitino il completamento dello sviluppo dei prodotti principali, siano essi farmaci biosimilari o dispositivi medicali. In assenza della metrica tradizionale di valutazione (dovuta al fatto che le aziende non hanno ancora né prodotti sul mercato né ricavi), l’accento viene posto sulla fase dello sviluppo clinico dei farmaci. In particolare, il prodotto deve:

– essere stato approvato e convalidato da un’autorità competente, sia questa EMEA per l’Europa, FDA per gli Stati Uniti o CFDA per la Cina;
– aver superato la prima fase dei test clinici ed essere stato ammesso alla fase due e autorizzato alla sperimentazione umana;
– l’azienda deve inoltre aver ricevuto un investimento significativo da parte di un investitore esperto nel settore, big pharma private equity o venture capital, il quale deve aver investito almeno una somma fissata a 375 milioni di euro in quotazioni precedenti.

In poche parole, il prodotto deve esistere ed essere in fase di reale sviluppo (e non di ideazione embrionale), l’azienda deve aver dedicato gli ultimi dodici mesi a ricerca e sviluppo, e la ragione della quotazione deve essere quella di iniettare capitali per portare la tecnologia alla commercializzazione. La tecnologia deve essere protetta dai brevetti in questione, e deve esserci un investitore appartenente a una delle tre categorie sopra menzionate, il quale rimarrà nella compagine aziendale anche dopo la quotazione.

Inoltre, sono state inserite una serie di limitazioni finanziarie per proteggere l’investitore:
1) la società deve esistere da almeno due anni;
2) devono essere presenti fondi sufficienti per coprire il 125% delle spese preventivate per i primi dodici mesi.

Ovviamente questi parametri così innovativi aprono le porte anche ad aziende italiane ed europee, state of the art [all’avanguardia] o di punta nella tecnologia, che ora possono proporsi ai fondi cinesi o asiatici come investitori sofisticati e quotarsi a Hong Kong, mentre in Europa e al NASDAQ non avrebbero i requisiti. Altre decisioni prese per favorire questo slancio volto ad attrarre aziende emergenti comprendono un’agevolazione per le aziende con struttura di voto del CDA diviso in maniera asimmetrica tramite certi gruppi di azionisti, tipico delle aziende tecnologiche (WVR, weighted voting rights), e la quotazione secondaria di aziende di settore già quotate secondo parametri riconosciuti in uno stock exchange qualificato NASDAQ, NYSE o LSE.

Chiaramente questo comporta un maggior rischio di fallimento post quotazione, ma come dice Ashley Adler, direttore della commissione per la regolazione di valori e derivati: “Una quotazione anticipata rappresenta sicuramente un rischio più alto, perciò ci deve essere una maggiore educazione finanziaria da parte dell’investitore e un’impeccabile checklist di controllo”. La giornata dedicata da HKEX lo scorso 22 marzo al confronto con gli addetti ai lavori e incentrata sulla quotazione con le nuove regole (il HKEX Biotech Summit) ha visto la partecipazione delle principali aziende cinesi di settore, ed è stata un successo tale da indurre il CEO di HKEX Charles Li a dichiarare apertamente che l’obiettivo è spingere la maggioranza delle aziende biotecnologiche di lingua cinese a quotarsi a Hong Kong invece che al NASDAQ nei prossimi cinque anni. Durante la successiva conferenza di Shanghai sull’investimento nel settore medico, il Venture Capitalist americano Brad Loncar, creatore di un fondo esclusivo e di un indice sul biotech cinese, ha confermato che molte delle aziende stesse ora preferiscono Hong Kong al NASDAQ.

Suzhou Ascentage, un’azienda biofarmaceutica molto attiva nell’immunoterapia che una volta terminati alcuni round di finanziamento privato con investitori aveva negoziato col NASDAQ nel 2017, ora preferisce Hong Kong, come confermato dall’AD Zhang Dajun. Dajun tiene però a precisare che l’azienda predilige un consolidamento a cinque-dieci anni rispetto a un vantaggio immediato dovuto all’impennata del titolo post IPO.

Bisogna anche considerare che le valutazioni in un mercato gestito da advisor veterani come il NASDAQ in genere non sono altissime, mentre sulla piazza di Hong Kong il biotech è visto come una scommessa attraente. Questo è dimostrato per esempio dal relisting di Shanghai 3SBIO (1530HK), un’azienda con pipeline interessanti sia nel settore oncologico che nefrologico che, dopo aver lasciato il NASDAQ nel 2013, ha visto la sua valutazione aumentata in ben sei occasioni. Oppure dal caso della compagnia di sequencing genomico Shenzhen BGI (300676CH), che nella sua quotazione di maggio 2017 ha avuto un incremento del valore azionario da 20 a 250 RMB, per poi assestarsi sui 180.

Oltre all’appena citata Suzhou Ascentage si prevede un numero importante di quotazioni nei prossimi mesi. Tra queste compaiono: Shanghai Tasli, la divisione biotecnologica dell’azienda farmaceutica Tianjin Tasli, che ha alcune molecole interessanti nel settore della coagulazione e in particolare nella prevenzione dei coaguli che innescano ictus e infarto; la succursale del gruppo Fosun Shanghai Henlius, anch’essa attiva nell’immunoterapia e nei biosimilari; infine Hua Medicine, sempre basata a Shanghai e leader cinese nella terapia del diabete di tipo 2, oltre che primo produttore domestico dell’antidiabetico Dorzagliatina (anticorpo ricombinante dotinurad contro il recettore di assorbimento di acido urico) e derivati di generazione successiva, di cui si prevede la quotazione nella seconda metà del 2018.

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