Trattato sul nucleare: cosa cambia per i mercati dopo la rottura di Trump

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di Luca Spoldi 9 Maggio 2018 | 13:48

Trump straccia accordo nucleare con Iran

La decisione, annunciata ieri dal presidente Donald Trump, di far ritirare gli Usa dall’accordo sul nucleare raggiunto nel 2015 dall’amministrazione Obama insieme a Francia, Cina, Germania, Gran Bretagna e Russia con l’Iran mette in allarme la Russia e l’Unione europea, che stigmatizzano la decisione che preclude al ritorno in vigore del regime di sanzioni che aveva preceduto l’accordo.

La Ue potrebbe tenere vivo l’accordo

Teheran da parte sua ha già fatto sapere di considerare l’accordo ancora valido con tutti gli altri paesi del mondo e su questa linea sembrano volersi muovere anche i paesi europei. In attesa di vedere cosa uscirà dal vertice dei ministri degli Esteri francese, britannico e tedesco con la controparte iraniana convocato per lunedì prossimo, il petrolio torna a salire e si porta a un passo dai 71 dollari al barile per quanto riguarda il Wti, ovvero sopra i 77 dollari al barile per quanto riguarda il Brent.

Titoli petroliferi in deciso rialzo a Milano

La decisione di Trump, giudicata frutto di un misto di incompetenza e partigianeria politica anche da esperti americani come Hans Kristensen, responsabile del Nuclear Information Project della Federation of American Scientists, infiamma anche le quotazioni dei titoli petroliferi italiani, con Saipem che sfiora i 3,35 euro per azione a metà seduta, con una crescita del 4,3%, Eni che guadagna il 2,5% superando i 16,64 euro, mentre Tenaris si accontenta di salire di poco più dell’1,5% a 16,385 euro per azione.

Boeing e Airbus, contratti a rischio per 40 miliardi di dollari

Dopo l’annuncio della prossima revoca della licenza ad Airbus e Boeing per vendere aerei civili all’Iran, le azioni del produttore europeo perdono un punto a 99,23 euro per azione, mentre già ieri sera il produttore aeronautico americano aveva ceduto lo 0,6%. Nel complesso l’annuncio di Trump mette infatti a rischio contratti siglati negli ultimi due anni dai due produttori per quasi 40 miliardi di dollari.

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