Startup in borsa: quando gli unicorni spaventano gli investitori

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di Luca Spoldi 16 Maggio 2018 | 08:00

Startup, guai ad andare in borsa troppo presto

Portare troppo presto in borsa un “unicorno”, come sono chiamate le startup valutate oltre un miliardo di dollari, può rivelarsi un errore. Ne sanno qualcosa gli azionisti di Helios and Matheson Analytics, società quotata a Wall Street che nell’agosto dello scorso anno comprò la maggioranza di MoviePass (società guidata dall’ex presidente di Netflix, Mitch Lowe) per 27 milioni di dollari.

L’unicorno che ha spaventato gli investitori

Una volta acquisita MoviePress per accelerare la crescita della sua base di utenti ha ridotto le sue commissioni variabili a 9,95 dollari, cifra che consentiva agli abbonati di guardare un film al giorno per un mese. La risposta è stata immediata e positiva tanto che negli ultimi 12 mesi gli abbonati di MoviePass sono passati da circa 20 mila a oltre 3 milioni (ed entro fine anno dovrebbero raggiungere i 5 milioni), ma gli investitori hanno iniziato a temere che la compagnia stesse bruciando troppa cassa.

Il crollo di Helios and Matheson Analytics

Lo scorso 8 maggio in effetti la cassa di Helios and Matheson Analytics, che il Ceo Ted Farnsworth ha di fatto trasformato in una holding focalizzata quasi esclusivamente su MoviePass, si era ridotta a soli 15,5 milioni di dollari, mentre le sue azioni sono crollate del 90% da inizio anno e oscillano attorno a 70 centesimi per azione contro un target price da parte degli analisti che seguono il titolo che secondo Reuters è pari a 12 dollari (equivalente a una capitalizzazione di mercato di 1,2 miliardi, contro i 37 milioni attuali, ndr).

Troppa trasparenza fa male agli unicorni

La troppa trasparenza dei mercati finanziari come Wall Street rischia dunque di uccidere la gallina dalle uova d’oro prima che possa ripagare gli investitori ed in effetti più di un trader ha fatto notare come nessuno si sia mai chiesto quanta cassa hanno dovuto bruciare altri “unicorni come Uber Technologies o Airbnb che nonostante siano sembrate più volte pronte a debuttare sono tuttora non quotate. Farnsworth (che può ancora attingere fino a 300 milioni di dollari da una linea di credito accordata a Helios and Matheson Analytics) non è però pentito e si dice fiducioso di riuscire a registrare un flusso di cassa positivo entro fine anno grazie all’ulteriore crescita del numero dei sottoscrittori.

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