Gli emergenti restano asset class migliore

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di Luca Spoldi 17 Luglio 2018 | 16:21

Hsbc crede ancora negli emergenti

Gli esperti di Hsbc Global Asset Management restano fiduciosi sulle possibilità dei mercati emergenti, che restano a loro giudizio “la migliore asset class in cui investire”. Se nel 2017 abbiamo avuto una crescita a livello globale, attualmente stiamo assistendo ad una variazione ciclica: “negli Stati Uniti, la crescita rimane positiva e sembra equilibrata, mentre l’outlook per l’Europa e il Giappone è meno favorevole. Per il momento, la crescita dei mercati emergenti è apparsa resiliente. Inoltre, nonostante i costanti sforzi per la riduzione della leva finanziaria, la crescita in Cina ha resistito”.

Crescita globale resta robusta

“La crescita globale sembra ancora relativamente robusta e non ci sono segnali di una recessione imminente”, nota Joseph Little, Chief Global Strategist di Hsbc Global Asset Management. “Per gli investitori questo significa che continuiamo a vedere dei robusti dati macro aziendali. La crescita degli utili a livello globale è superiore al 7% e i tassi di default globali sono ancora in calo, dal 5% di fine 2016 al 3% attuale”. A livello globale, i trend dell’inflazione sono ancora più divergenti rispetto alla crescita, fattore che sta influenzando le prospettive sulle relative politiche monetarie. Si notano anche politiche economiche divergenti nei paesi emergenti.

Occhio a cosa sta succedendo ai bond Usa

Per quanto riguarda molti mercati obbligazionari governativi, il premio per l’assunzione del rischio di duration rimane fortemente negativo e “asset class come Bunds, Gilts o Bond governativi appaiono poco interessanti”, nota Little. “Sembra che questa parte del mercato sia prezzata tenendo conto della recessione, deflazione e di un allentamento monetario piuttosto che della situazione economica odierna”. I titoli governativi americani si trovano invece in una situazione alquanto diversa e per la prima volta in dieci anni, la parte a breve della curva ha rendimenti maggiori rispetto ai dividendi.

Mercati emergenti restano robusti

Nonostante l’attuale forza del dollaro, i fondamentali delle economie emergenti restano solidi, evidenziando le opportunità nel debito emergente sia in valuta forte che in valuta locale. Tuttavia “sarà cruciale continuare ad adottare un atteggiamento selettivo in entrambe le asset class, data la divergenza economica”. Quanto all’azionario, nonostante performance piatte nei primi cinque mesi del 2018, “sono presenti altri fattori positivi per i mercati azionari.  Le valutazioni dei mercati azionari emergenti sono interessanti in termini relativi, così come quelle di alcuni mercati, come Giappone ed Europa (questi ultimi a valuta coperta)”.

Tra gli emergenti l’Asia sembra favorita

Con “mercati emergenti” si indicano mercati ed economie ormai “profondamente differenti”, aggiunge Little, che predilige in particolar modo i mercati emergenti in Asia: “Abbiamo una view positiva sul contesto macroeconomico della regione asiatica”, grazie a fondamentali sani, adeguate riserve valutarie, politiche in atto e riforme in essere in molti paesi della regione. Tutti fattori che creano “un contesto favorevole al mercato azionario asiatico rispetto agli altri mercati emergenti, oltre ad avere valutazioni più interessanti in termini relativi ed un maggiore potenziale di crescita degli utili”.

Il rischio principale resta l’inflazione

Quanto ai rischi, “la più rapida crescita dell’inflazione è stata considerata come uno dei rischi principali, che poi si è materializzato nel primo semestre del 2018”, ricorda Little, secondo cui è possibile che si verifichi uno shock dell’inflazione e dei tassi, considerando il rischio di surriscaldamento negli Stati Uniti. Tale shock richiederebbe un ulteriore re-pricing del prezzo di rischio delle varie asset class ed i mercati emergenti potrebbero eventualmente avere dei deflussi di capitale. Tuttavia, conclude Little, “le revisioni su larga scala della view di mercato sull’inflazione non avvengono quotidianamente. Inoltre, la combinazione di un significativo riprezzamento dei tassi di interesse negli Stati Uniti in atto, unita all’inflazione bassa in Europa e in Giappone riesce, almeno per il momento, ad attenuare questo rischio”.

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