Boeing e Airbus non vogliono irritare Donald Trump

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di Luca Spoldi 19 Luglio 2018 | 13:01

Airbus e Boeing scelgono profilo basso

Evitare di gettare benzina sul fuoco: per questo sia Airbus sia Boeing al salone aeronautico di Farnborough stanno evitando di dichiarare l’identità di clienti asiatici ed in particolare cinesi che hanno siglato contratti per miliardi di dollari. Mentre solitamente le due aziende approfittano di questi eventi per annunciare nuovi ordini per i propri modelli, questa volta l’esigenza di evitare di irritare l’amministrazione Trump, impegnata in una guerra di nervi con Cina ed Europa sul tema del riequilibrio degli scambi che potrebbe portare a una vera e propria guerra commerciale.

Celata l’identità di acquirenti asiatici

Airbus, ad esempi, ha “occultato” l’identità dei clienti che hanno siglato tre ordini per un controvalore complessivo di 24,4 miliardi di dollari a prezzi di listino il primo giorno dell’air show, nascondendo anche il nome dell’acquirente di sei suoi A330 neo per ulteriori 1,5 miliardi il giorno successivo. Boeing, che pure ha segnalato come la vietnamita VietJet abbia ordinato 100 nuovi B737 Max per 12,7 miliardi in tutto, ha fatto lo stesso ieri con un ordine da 11 miliardi di dollari, sempre prima dell’applicazione degli usuali sconti per importi di grandi dimensione.

Si cerca di non irritare ulteriormente Trump

Secondo quanto riferisce l’agenzia Bloomberg a chiedere di restare anonimi sarebbero state proprio alcune aerolinee asiatiche. Per i due produttori, almeno a parole, non fa molta differenza annunciare o meno l’identità dell’acquirente, quanto il controvalore dell’ordine piazzato. Per i mercati al momento sembra andare bene così: dopo la sequenza di annunci Boeing ha visto salire le sue quotazioni, mentre Airbus ha avuto un andamento meno brillante ma nel complesso non negativo.

Guerra commerciale, la tensione potrebbe salire ancora

Le cose potrebbero però cambiare a breve: dopo la Cina anche la Ue sembra pronta ad applicare dazi doganali “di ritorsione” sulle importazioni di prodotti americani, come risposta ai dazi su acciaio, alluminio e auto voluti dall’amministrazione Trump. Chissà se i tamburi di guerra rovineranno lo show dei due colossi dell’aria, vero simbolo della crescita economica portata dalla globalizzazione in questi ultimi decenni?

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