Neuberger Berman punta ancora sulle azioni europee

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di Luca Spoldi 30 Agosto 2018 | 15:44

Azioni europee, la corsa non è finita

Dopo un 2017 positivo, per le borse europee il primo semestre 2018 non è stato esattamente un periodo esaltante, ma probabilente si tratta solo di un rallentamento temporeaneo. Questo almeno è l conclusione a cui giungono gli esperti di Neuberger Bergman secondo cui alla luce dell’ampliamento e dell’accelerazione della ripresa europea, nonché della crescita degli utili societari, le valutazioni azionarie sui listini del vecchio continente “rimangono interessanti” anche perché alcuni segnali, inoltre, indicherebbero che i team manageriali delle società europee “stanno iniziando ad abbracciare nuove iniziative a favore degli azionisti”.

Crescono le iniziative a favore degli azionisti

Gli investitori attivi, ad esempio, sono molto diffusi negli Stati Uniti, ma in altri mercati, tra cui l’Europa, hanno avuto un ruolo meno rilevante contrastato per lungo tempo da freni di natura sia legale che culturale. Tuttavia, quando negli Stati Uniti i margini di profitto e le valutazioni azionarie hanno raggiunto il picco, molti investitori attivi hanno iniziato a volgere lo sguardo verso l’Europa, soprattutto verso grandi società come Nestle, Unilever, Bhp Billiton e Volkswage (anche in Italia se ne è visto un esempio con l’ingresso del fondo Elliott Management in Telecom Italia, ndr).

Ruolo più importante degli investitori attivi

Ci vorrà del tempo prima che gli azionisti attivi prendano piede in Europa, ma gli impedimenti legali di un tempo stanno iniziando a venir meno” e lasciano dunque ben sperare gli esperti di Neuberger Berman che si attendono in futuro nuove norme in grado di rafforzare ulteriormente i diritti degli investitori, “dando forse il via a una nuova ondata di iniziative volte a creare valore per gli azionisti da parte delle società europee, sia in risposta che in previsione dell’interesse che gli attivisti potrebbero mostrare nei loro confronti”.

Maggiore specializzazione aziendale

Lo scorporo di grandi conglomerati in una serie di imprese di dimensioni inferiori ma più specializzate può a sua volta portare a un aumento di valore e se finora le società europee erano apparse meno aggressive di quelle Usa su tale terreno, vi sono segnali che le cose stanno cambiando. Le operazioni di fusione e acquisizione poi, ripartite negli Usa e in Asia dopo la crisi del 2008 e ormai tornate attorno ai livelli del 2007, in Europa restano ben al di sotto di tali picchi.

Nuove fusioni e acquisizioni

Nel 2017 il volume delle operazioni europee sul totale globale ha toccato i massimi su sei anni e dai primi dati sembrerebbe che anche il 2018 passerà alla storia come un’altra ottima annata di fusioni e acquisizioni”, grazie a fattori quali l’opportunità di acquistare società con performance poco attraenti per poi generare rendimenti attraverso un efficientamento dei costi, la volontà delle società di creare economie di scala nelle competenze core, o ancora la necessità di effettuare investimenti su larga scala in tecnologia.

Business model più attenti al valore

Infine, la fiducia degli investitori nei confronti dell’azionario europeo è stata di recente sostenuta dal miglioramento degli indicatori economici e dei fondamentali di mercato, ma l’attuale cambio di atteggiamento all’interno delle società lascia sperare che le prospettive possano essere ancora migliori. “Siamo dell’idea – scrivono gli uomini di Neuberger Berman – che la maggiore attenzione prestata dai manager al valore per gli azionisti e l’evoluzione verso aziende più specializzate e resilienti possa costituire un elemento positivo nel valutare i titoli europei, in aggiunta alla ripresa dell’economia e al rimbalzo degli utili societari”.

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