Crescita a rischio in Italia e in Europa, dai dati macro campanello d’allarme

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di Luca Spoldi 3 Settembre 2018 | 11:15

Manifatturiero, la ripresa è già finita?

Campanello d’allarme dal settore manifatturiero italiano: ad agosto l’indice Pmi cala da 51,5 punti di luglio a 50,1 punti, appena sopra la soglia dei 50 punti che separa le fasi di espansione da quelle di contrazione dell’attività. Una conferma del rallentamento in atto della crescita che trova riscontro in tutta Europa ed in particolare nella zona euro, dove l’indice finale Pmi tocca il minimo degli ultimi 21 mesi a 54,6 punti dai 55,1 di luglio.

La frenata interessa tutta l’eurozona

In particolare a livello di euro zona gi indicatori prospettici su occupazione, ottimismo e nuovi ordini sono tutti in calo, indicando che a settembre se anche dovesse esservi una riaccelerazione questa sarà modesta. Il dato sulla produzione futura in particolare è calato da 62,4 a 61,0 punti, seconda lettura peggiore da fine 2015.

Anche la Gran Bretagna soffre incertezze crescenti

Non se la cava meglio la Gran Bretagna: l’indice Pmi è infatti calato a 52,8 punti dai 53,8 di luglio, toccando il minimo dal luglio 2016 a conferma di come la frenata della crescita globale, legata anche ai rischi di una guerra commerciale a causa della nuova politica statunitense in materia e il rischio di una “hard Brexit” stiano pesando sull’industria manifatturiera del Regno Unito, con l’indice relativo ai nuovi ordini calato sui minimi da oltre due anni (complice in particolare la frenata delle esportazioni), mentre la fiducia è scivolata sui minimi a 22 mesi.

Perchè i dati sono importanti

I dati macro sopra ricordati sono importanti in quanto possono orientare l’attività degli investitori professionali. Uno scenario di bassa crescita o addirittura di stagnazione dell’attività economica, a fronte di tassi d’interesse tendenzialmente crescenti potrebbe infatti danneggiare i titoli ciclici e quelli maggiormante sensibili ai tassi, rendendo inoltre più difficile centrare gli obiettivi di riduzione dei livelli di deficit e indebitamento rispetto al Pil per paesi come l’Italia i cui governi hano promesso di accrescere la spesa pubblica.

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