Agosto riporta volatilità in auge dopo luglio da favola

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di Luca Spoldi 3 Settembre 2018 | 14:08

In agosto volatilità in aumento sui mercati

Dopo un luglio scoppiettante che ha coinvolto positivamente quasi tutte le asset class, agosto registra notevoli divergenze e vede ampliarsi i gap. Lo sottolineano gli analisti di Fida nel loro repor mensile, notando come al simposio annuale di Jackson Hole, che riunisce negli Stati Uniti i banchieri di tutto il mondo a fine agosto, si siano notate due assenze, quella di Mario Draghi (Bce) e quella di Haruhiko Kuroda (Bank of Japan). Del primo, notano gli uomini di Fida, si è in ogni caso avvertita la presenza aleggiare nelle parole di Powell, che ha affermato la volontà di fare “tutto quello che serve” per fermare l’inflazione o per fronteggiare un’eventuale nuova crisi, “procedendo in modo graduale con l’aumento dei tassi”.

Fed procederà a rialzi graduali in linea con crescita

Il progressivo rialzo del costo del denaro “sarà una misura opportuna fintanto che la ripresa resterà solida”. Le parole del governatore rendono quasi certo che, nella riunione di fine settembre, la Federal Reserve incrementerà i tassi di un altro quarto di punto, portandoli tra il 2 e il 2,25%, ed è probabile un altro analogo aumento a dicembre. Secondo i programmi della Fed i rialzi dovrebbero continuare anche nel prossimo biennio fino ad arrivare tra il 3% e il 4%, ma la crescita rimarrà la conditio sine qua non e se dovesse rallentare il rialzo dei tassi sarà messo in stand by.

Mercati azionari in ordine sparso, male Milano

Quanto ai mercati, quelli azionari dopo le soddisfazioni ottenute a luglio hanno evidenziato in agosto qualche difficoltà, coi listini mondiali che si sono mossi in maniera disordinata, circa metà chiudendo in positivo e l’altra in flessione e con una dispersione dei risultati in aumento rispetto ai mesi precedenti. Chi andava bene come i mercati americani ha continuato ad andare bene, in Europa i listini continentali hanno limitato i danni attorno al -2%, mentre quelli del Mediterraneo hanno perso terreno con Milano maglia nera con un -7%.

Cresce l’incertezza anche sul reddito fisso

Anche sul debito si riflettono le stesse incertezze dell’azionario: diminuiscono le classi di attivi in espansione ed aumenta la dispersione delle variazioni. Sono così cresciuti gli asset high yield esposti al corporate Usa ed i bond convertibili su scala globale, anche con riferimento alla Cina, che ha beneficiato dell’apprezzamento dello yuan. In generale indietreggia invece il debito legato ai paesi emergenti, dove i governativi cedono più dei corporate, e si conferma il down trend dell’anno in corso, messo in dubbio dall’allungo dello scorso mese. I bond dell’area euro si muovono quasi tutti in terreno negativo e le lunghe scadenze rappresentano un ulteriore fattore di debolezza.

Cambi, petrolio e materie prime da tenere d’occhio

I cambi hanno visto una variazione modesta del rapporto euro/dollaro, dovuta a un forte apprezzamento del dollaro nella prima metà del mese e ad un rally della moneta unica nella seconda metà. L’euro, in rialzo del 2% contro sterlina, ha tuttavia ceduto moderatamente terreno contro yen e franchi svizzero; tra le valute emergenti sono cadute il real brasiliano, la lira turca e il rublo russo. In deciso rialzo il petrolio col Brent che sembra puntare ai 79 dollari al barile, l’oro ha segnato un modesto rimbalzo, il gas naturale pare in equilibrio mentre l’alluminio ha preso fiato allontanandosi dai massimi registrati in primavera.

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