Trevi Finanziaria Industriale, si avvicina scadenza decisiva

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di Luca Spoldi 6 Settembre 2018 | 12:09

Trevi prudente in borsa

Trevi Finanziaria Industriale guardinga a Piazza Affari, dove da una settimana il titolo oscilla attorno ai 30-30,5 centesimi di euro per azione (circa il 60% in meno rispetto ad un anno fa), con una capitalizzazione di 50 milioni di euro circa, mentre si avvicina la scadenza del 14 settembre fissata per accettare o respingere l’offerta vincolata di Bain Capital Credit da cui potrebbe dipendere la sopravvivenza della società.

Anche Cdp tra gli azionisti

La società specializzata nell’ingegneria del sottosuolo e nelle perforazioni, controllata dalla famiglia Trevisani col 32,73% del capitale e partecipata al 16,85% da Cdp (già presente tra gli azionisti anche di altre aziende in difficoltà finanziaria come Pasta Zara), è in trattativa con Bain Capital Credit dalla scorsa primavera in vista della possibile sottoscrizione di un aumento di capitale che vada a riequilibrare una situazione finanziaria da tempo critica, in parallelo a una ristrutturazione del debito bancario.

Entro il 15 settembre si decide

In questi giorni le banche finanziatrici di Trevi stanno sottoscrivendo un accordo di moratoria e “standstill” sul debito la cui efficacia resta subordinata all’accettazione per adesione, entro il 15 settembre prossimo, da parte di un numero di creditori finanziari che rapresentino almeno il 93% dell’indebitamento bancario complessivo. Adesione che è condizione necessaria perché la proposta di Bain Capital Credit sia valida.

Nuovi finanziamenti in caso di accordo

Bain è in quel caso disponibile a concedere un finanziamento “super senior” a Trevi Spa e Soilmec Spa (società del gruppo Trevi operanti nel settore delle fondazioni) fino a 100 milioni di euro, accompagnato da una conversione dell’indebitamento finanziario del gruppo che emergerà nell’ambito della procedura di ristrutturazion del debito stesso. Trevi intanto, a fine luglio, ha visto approvato dall’assembla dei soci il progetto di aumento di capitale da massimi 400 milioni di euro, da sottoscriversi fino a 150 milioni in contanti e per il resto mediante conversione di crediti in capitale.

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