Dws Investments: perchè i titoli di stato italiani sono meno amati di un tempo

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di Luca Spoldi 7 Settembre 2018 | 18:21

Politici italiani attendono “attacchi” speculativi

I politici italiani stanno dando sempre più avvertimenti sul fatto che potrebbe verificarsi un attacco al mercato obbligazionario italiano. Come funzionerebbe un simile attacco, si chiedono gli esperti di Dws Investments? In generale, la risposta è molto semplice: gli investitori mettono in vendita i loro titoli, il che porta a un calo dei prezzi e, per contro, a un aumento dei rendimenti.

Da introduzione euro titoli di stato italiani in crescita

L’aumento dei rendimenti a sua volta determina un aumento dei costi di rifinanziamento dello stato italiano, che è uno dei paesi più indebitati al mondo. Un’analisi di come gli investitori abbiano effettivamente ridotto le proprie partecipazioni di obbligazioni italiane negli ultimi anni offre alcuni spunti interessanti che potrebbero essere alla base degli “attacchi”. Dall’introduzione dell’euro a oggi, il debito pubblico italiano finanziato da obbligazioni è salito complessivamente da 1.180 miliardi a 1.995 miliardi di euro.

Banche centrali e banche italiane hanno comprato

Di questo aumento, notano gli esperti di Dws Investments, le banche centrali ne hanno acquistato 314 miliardi di euro, mentre le istituzioni finanziarie nazionali ne hanno aggiunti 417 miliardi di euro. Gli investitori esteri, nel complesso, hanno aumentato le proprie posizioni di 373 miliardi, mentre investitori italiani, quali famiglie e imprese, hanno ridotto le loro posizioni di 289 miliardi.

A vendere sono stati i risparmiatori italiani

“Sembra quindi che i risparmiatori italiani, non gli investitori esteri, non si fidino del proprio stato” concludono gli esperti, secondo i quali “probabilmente hanno buone ragioni e non solo politiche: viene in mente la diversificazione del rischio”. Sinora insomma, non si è visto alcun “attacco ai titoli di stato italiani, semmai una maggiore maturità degli investitori che ha portato loro a preferire una più ampia diversificazione del portafoglio e dei relativi rischi. Sarà così anche in futuro?

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