Tassi: mossa a sorpresa della Turchia, Bce e BoE ferme come previsto

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di Luca Spoldi 13 Settembre 2018 | 15:31

Bce e BoE ferme, Turchia alza i tassi

La giornata delle banche centrali ha rispettato quasi del tutto le attese, nonostante qualche incertezza diffusasi nelle ultime ore. In particolare, se la Banca centrale europea (Bce) e la Bank of Englad (BoE) hanno mantenuto i tassi invariati, la banca centrale della Turchia ha ignorato i “desiderata” del presidente Erdogan e alzato i tassi Repo a una settimana sulla lira turca al 24%.

Lira turca in rialzo

Alla notizia la lira turca, in calo stamane del 2% contro dollaro, inverte la rotta arrivando a guadagnare il 3,7% prima di tirare il fiato stabilizzandosi a quota 0,16 dollari. Il rialzo è infatti stato pari al 6,25%, il più elevato da quando Erdogan è al potere, il doppio riapetto alle attese di consenso di un rialzo del 3,25%. In Inghilterra, invece, la decisione di lasciare i tassi invariati (come previsto) è stata accompagnata da una revisione al rialzo delle stime sulla crescita del Pil per il terzo trimestre, ora visto a +0,5% contro il +0,4% stimato in precedenza.

Boe: consumi e paghe più forti del previsto

Sono i consumi e le retribuzioni ad avere registrato un andamento più marcato, come si evince dalla minute della riunione, il cui esito lascia dunque aperta la strada a futuri rialzi dei tassi ufficiali britannici, anche se il Comitato per la politica monetaria ha segnalato come crescano i rischi di un mancato accordo sulla Brexit, cosa che potrebbe indurre la banca ad osservare una ulteriore prudenza.

Draghi: Bce non finanzia deficit dei governi

Quanto a Mario Draghi, il presidente della Bce nella consueta conferenza stampa dopo la riunione del board precisa: “il mandato della Bce è la stabilità dei prezzi e il quantitative easing è uno degli strumenti con cui lo perseguiamo”. Ma, ha proseguito Draghi, “il mandato della Bce non è assicurare che i deficit dei governi siano finanziati in qualsiasi condizione”. Una precisazione che non farà piacere al governo italiano, che nelle scorse settimane era sembrato sperare in un aiuto dall’ex governatore di Banca d’Italia per i titoli di stato italiani in vista della prossima fine del QE.

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