Tcw: Italia manterrà status investment grade ma preoccupazioni aumentano

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di Luca Spoldi 9 Ottobre 2018 | 10:52

Italia sempre sotto i riflettori

L’Italia rimane sotto i riflettori per quattro eventi chiave: la nota di aggiornamento al Def presentata dal governo; la presentazione del disegno di legge di bilancio in Parlamento a metà ottobre; gli annunci sul rating al debito italiano da parte di Standard & Poor’s e Moody’s nella seconda metà di ottobre; la revisione del bilancio 2019 da parte della Commissione Ue ai primi di novembre. I vicepremier, Matteo Salvini e Luigi Di Maio, hanno ribadito più volte l’importanza di mantenere le promesse elettorali, come la revisione della riforma delle pensioni e il reddito minimo universale, il congelamento dell’Iva e la riforma della tassazione personale e aziendale.

Tcw: tutte le misure promesse peserebbero per il 7% del Pil

L’implementazione immediata di tutte le misure, nota Marcela Meirelles, managing director fixed income di Tcw (uno dei principali asset manager globali statunitensi) avrebbe un costo pari a circa il 7% del Pil. “L’aggiornamento del Def non include tutte le misure promesse in campagna elettorale, ma riteniamo improbabile che il governo vi rinunci completamente” segnala l’esperta secondo cui l’Italia non ha molto margine “per aumentare la spesa senza compromettere la sostenibilità già precaria del debito”. Infatti la crescita italiana “continua ad essere bassa, quindi è necessario uno sforzo sistematico per mantenere stabile il rapporto debito/Pil”.

Si valutano parametri sottostanti aggiornamento Def

“Dal momento che l’Italia spende già il 3,5% del Pil per il pagamento degli interessi, per mantenere il deficit complessivo a livelli accettabili occorre un avanzo primario stabile pari almeno all’1,5% del Pil” aggiunge Meirelles che segnala come gli investitori ora stiano valutando con attenzione l’aggiornamento del Def e i parametri sottostanti. “Un ottimismo eccessivo nei confronti della crescita (e di conseguenza un’attesa sovrastimata dei ricavi) sarebbe controproducente. Le stime sul Pil 2018 e 2019 dovrebbero essere riviste al ribasso dello 0,2%-0,3% (all’1%-1,2% del Pil reale per il 2018/2019) per tenere conto della perdita di slancio dell’attività iniziata nel primo trimestre di quest’anno”.

Approccio graduale può essere apprezzato

Anche i costi di finanziamento più elevati dovrebbero essere presi in considerazione, soprattutto alla luce dei piani della Bce di terminare l’espansione del bilancio entro la fine dell’anno. “Un deficit al di sotto del 2% del Pil sarebbe stato molto apprezzato dal mercato, ma non avrebbe lasciato quasi nessun margine per l’ambizioso piano di stimoli promesso durante la campagna elettorale. Non è comunque da escludersi una futura adozione graduale delle misure di stimolo, concentrata sulla riduzione della povertà e sulla creazione di posti di lavoro”. È un approccio interessante, ammette l’esperta, “che sarebbe probabilmente sufficiente ad impedire che l’Italia perda lo status di investment grade nel prossimo anno e potrebbe persino essere positivo per la crescita”.

Preoccupano passi indietro sulle riforme

Più preoccupante appare invece la perdita di slancio nelle riforme economiche e lo smantellamento degli sforzi precedenti, come la riforma del mercato del lavoro e la riforma delle pensioni. “Questo trend potrebbe avere un forte impatto sul giudizio delle agenzie di rating in merito all’appartenenza dell’Italia all’universo Investment Grade”. Quanto alla Bce, nel momento in cui interromperà l’espansione del bilancio a dicembre 2018 avrà comprato circa 366 miliardi di euro di titoli di stato italiani, pari al 17% del debito pubblico totale dell’Italia. “Il reinvestimento in titoli in scadenza sarà comunque considerevole. Dato il profilo di maturity e la ripartizione sui diversi paesi del portafoglio della Bce, ci si aspetta un reinvestimento di 30 miliardi di euro in obbligazioni italiane”.

Fine quantitative easing da tenere in conto

Tuttavia, avverte l’esperta di Tcw, la fine degli acquisti netti di asset “significa che il settore privato dovrà assorbire una porzione maggiore del fabbisogno di finanziamento lordo dell’Italia, al ritmo di 4,5 miliardi di euro in più al mese. È un ammontare gestibile, fintanto che il livello di indebitamento dell’Italia è considerato sostenibile”. Da ultimo, il fatto che ci siano attualmente flussi netti in uscita dall’Italia verso un’altra parte della zona euro segnala che l’attrattiva degli investitori stranieri per l’esposizione al rischio Italia in generale rimane debole, se comparata ai livelli pre-2011. In conclusione, “vi sono diversi segnali della preoccupazione da parte degli investitori sulla sostenibilità del debito italiano, specialmente in un contesto nel quale la Bce sta riducendo gradualmente le misure di stimolo”.

Italia manterrà status investment grade ma…

Tcw non si aspetta “che l’Italia perda lo status di investment grade nel prossimo anno. Tuttavia, il segnale dato dalle ultime elezioni è chiaro e gli investitori non lo dimenticheranno facilmente: al governo ora c’è una coalizione con un atteggiamento critico verso le riforme e l’Eurozona”. Lega e M5S condividono un approccio populista, tuttavia hanno poco in comune per quanto riguarda le priorità politiche: è pertanto possibile “che il mercato sia rassicurato dalla prospettiva che il disaccordo porterà all’inazione e quindi al mantenimento dello status quo dal punto di vista fiscale. Il rischio d’altra parte è che questa fragile alleanza possa sfaldarsi e riportare gli italiani alle elezioni, ritardando ulteriormente riforme economiche di cui c’è molto bisogno”.

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