Brexit: accordo tra Ue e Gran Bretagna può far rimbalzare la sterlina

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di Luca Spoldi 10 Ottobre 2018 | 11:29

Rally in vista per la sterlina

Tenete d’occhio la sterlina, perché potrebbe essere pronta a mettere a segno un corposo rally contro dollaro ed euro. Lo sostiene il Ceo del fondo hedge Eurizon SLJ Capital, Stephen Jen, in una nota rilanciata anche dall’agenzia Bloomberg in cui sottolinea come il Regno Unito sia ormai prossimo a raggiungere l’agognata intesa con la Ue sulle modalità della Brexit.

Accordo sulla Brexit appare probabile

“Le probabilità che non si raggiunga un accordo sono basse e un accordo che dovesse giungere nelle prossime settimane consentirebbe probabilmente alla sterlina di recuperare terreno” essendo al momento “molto sotto-valutata e molto sotto-pesata” nei portafogli degli investitori. Un livello ragionevole del cambio sterlina/dollaro (il “cable” in gergo tecnico, ndr) è secondo Jen 1,55, livello che implicherebbe un rimbalzo del 18% rispetto all’apertura odierna a 1,3139 sulla piazza di Londra.

Dopo Brexit sfide importanti ma gestibili per Londra

La prossima settimana i leader europei si riuniscono per deliberare in merito all’accordo e dopo settimane di incertezze e tensioni l’ottimismo sta sensibilmente crescendo tra gli operatori, mentre fonti vicine alla vicenda citate da Bloomberg parlano di un possibile compromesso che vedrebbe la Gran Bretagna continuare ad aderire per un certo tempo alle regole europee. Dopo l’uscita dalla Ue per l’economia britannica le sfide saranno “scoraggianti”, ma forse più prevedibili e più sotto il suo controllo rispetto ai colloqui con la Ue secondo Jen, che è un ex economista del Fondo monetario internazionale.

Il Regno Unito rinegozierà accordi commerciali bilaterali

Di sicuro per l’esperto la Brexit non sarà “il giorno del giudizio” visto che il Regno Unito ha un “ampio” potere di persuasione con cui occuparsi del suo futuro una volta in grado di negoziare accordi commerciali con paesi come gli Stati Uniti, la Cina, il Giappone, il Canada e l’Australia, che rappresentano attualmente il 22% complessivo delle esportazioni britanniche contro il 42% rappresentato dalla Ue. E se a breve termine la sterlina potrebbe rimanere volatile, le sue prospettive a medio-lungo termine appaiono le più solide tra le valute dei paesi del G-10, conclude l’esperto.

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