Investimenti: per gli italiani un portafoglio sostenibile non è un tabù

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di Redazione 25 Ottobre 2021 | 16:01

Che la pandemia abbia spinto il tema della sostenibilità tra le priorità di gran parte delle agende mondiali è ormai evidente, ma la sua crescente rilevanza trova ora riscontri anche negli orientamenti degli investitori italiani.

Dalla ricerca Schroders Global Investor Study 2021, indagine annuale che ha coinvolto oltre 23.000 persone in 33 Paesi, emerge infatti che più della metà degli investitori italiani (55%) è pronto ad abbracciare l’idea di un portafoglio di investimento interamente sostenibile, posto che i livelli di rischi, diversificazione e commissioni restino gli stessi; risposte in linea con il dato globale che si attesta al 57%.

Gli investitori sono positivi all’idea di rendere il proprio portafoglio interamente sostenibile

Sorprendentemente lo spaccato generazionale mostra che i più inclini ad accogliere un approccio agli investimenti sempre più responsabile non sono gli investitori più giovani, ma quelli in età compresa tra 51 e 70 anni (58%), seguiti dai più giovani (18-37 anni) e dagli over 71 (entrambi con il 52%) e infine dalla fascia d’età 38-50 (49%).

È stata la pandemia a dare un’ulteriore spinta a questo trend? La risposta sembrerebbe affermativa, tanto che il 56% degli italiani dichiara di assegnare oggi una maggiore importanza alle questioni sociali rispetto al pre-Covid, mentre il 55% ha la stessa percezione in riferimento a quelle ambientali. I dati sono in linea con le medie globali, rispettivamente del 57% e 55%.

Come la pandemia ha cambiato l’importanza assegnata alla sostenibilità

Una sensibilità che in Italia, quanto a spaccato generazionale, accomuna in questo caso e su queste tematiche sia i più giovani (18-37 anni) che i più anziani (71+).

Nello specifico, le questioni sociali sono diventate più rilevanti per il 63% degli investitori più giovani (18-37 anni) e per il 60% degli over 71, seguiti dalla fascia d’età 38-50 (56%) e 51-70 (55%). A loro volta quelle ambientali risultano più importanti per il 58% della fascia d’età 18-37, per il 57% degli over 71, per il 56% della fascia 51-70 e per il 51% della fascia 38-50.

Cosa attrae (e cosa no) degli investimenti sostenibili

A livello di motivazioni, il 36% degli italiani ha indicato di apprezzare gli investimenti sostenibili per le implicazioni che hanno sulla società e il 49% per le implicazioni sull’ambiente, in linea con i dati globali rispettivamente del 39% e 52%.

A colpire però è un’altra percentuale: ben il 40% degli investitori italiani ha affermato di trovarli attraenti per il profilo di rendimento che possono offrire, dato superiore rispetto al 38% degli investitori globali. È interessante notare che gli investitori più giovani sembrano essere maggiormente consapevoli del potenziale di rendimento che gli investimenti ESG possono generare: il 54% della fascia 18-37 li ritiene interessanti per il profilo di rendimento, contro il 42% della fascia 38-51 e il 38% degli over 51.

Tuttavia, sebbene il trend complessivo di maggiore apertura agli investimenti sostenibili sia incoraggiante, il margine per ulteriori progressi è ancora ampio: dallo studio di Schroders è emerso infatti che il 48% degli investitori italiani (53% il dato globale) sarebbe incoraggiato ad aumentare la propria allocazione sostenibile se avesse a disposizione dati o prove che dimostrino che tali investimenti generano rendimenti migliori.

Tra gli elementi che potrebbero incoraggiare una maggiore allocazione ESG spiccano una reportistica regolare che dimostri l’impatto sociale e ambientale dei propri investimenti (37% – 40% il dato globale) e una certificazione ESG da parte di un ente terzo (34% – 29% il dato globale).

Crescono specularmente le pressioni per un’azione contro le pratiche non sostenibili

Se la pandemia ha fatto crescere l’importanza delle questioni ambientali e sociali, gli investitori sono sempre più convinti che sia necessario intraprendere concretamente azioni volte a mitigare le pratiche non sostenibili e che la responsabilità di tali mosse sia da assegnare prevalentemente a governi e aziende, con un certo ruolo riconosciuto anche agli asset manager.

Dallo studio emerge infatti che tre quarti degli investitori italiani (75%) ritiene che la responsabilità di mitigare i cambiamenti climatici dovrebbe ricadere sulle spalle dei governi nazionali e delle autorità normative, mentre più di due terzi (68%) ha indicato le aziende come enti responsabili. Il 58% ha indicato invece case di gestione e principali azionisti come responsabili di tale azione. I dati a livello globale sono molto simili, rispettivamente 74%, 68% e 53%.

L’azione tesa all’attenuazione delle disuguaglianze dovrebbe invece essere responsabilità di governi e autorità normative per il 74% degli italiani (73% il dato globale), delle organizzazioni intergovernative per il 68% degli italiani (uguale il dato globale) e di case di gestione e principali azionisti per il 53% degli italiani (55% il dato globale).

Infine, il miglioramento delle pratiche di governance aziendali compete a governi e autorità normative per il 68% degli italiani (70% il dato globale), alle aziende stesse per il 65% degli italiani (68% il dato globale) e a case di gestione e principali azionisti per il 63% degli italiani (61% il dato globale).

Andy Howard, Global Head of Sustainable Investments, di Schroders, ha commentato: “Questi risultati mettono a nudo le crescenti aspettative degli investitori verso gli asset manager riguardo alla gestione del cambiamento climatico. Miriamo a garantire che gli investimenti da noi gestiti siano allineati alla transizione verso un pianeta più sostenibile e beneficino delle relative opportunità.   In quanto custodi del patrimonio dei nostri clienti, influenziamo attivamente i comportamenti delle aziende in cui investiamo verso pratiche sostenibili e resilienti. Al tempo stesso, c’è ancora molto da fare per dimostrare che il focus sulla sostenibilità non compromette necessariamente i rendimenti. Riteniamo infatti che la creazione di valore sia intrinsecamente legata alla capacità di affrontare con successo le sfide sociali e ambientali. Bisogna fornire ai clienti le informazioni necessarie per valutare la nostra performance nelle aree per loro importanti. In Schroders abbiamo la responsabilità di dimostrare la nostra leadership in tema di sostenibilità e come soddisfiamo le esigenze degli investitori in questo ambito”.

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